Lodi, 09 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) Due ventenni italiani domiciliati a Sant’Angelo Lodigiano e un trentenne di origini slave: sono queste le persone finite in carcere , mentre altre due sono state denunciate questa mattina nell’ambito dell’operazione Raid, condotta dai carabinieri di Lodi contro una banda specializzata negli assalti ai bancomat con esplosivo. I cinque sono indagati, a vario titolo, per furti aggravati a sportelli bancomat mediante la cosiddetta tecnica della “marmotta” e per violazioni della normativa sulle armi. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip del tribunale di Lodi su richiesta della Pprocura.
L’operazione è scattata a Sant’Angelo Lodigiano e ha visto impegnati il Nucleo Investigativo di Lodi, supportato dai carabinieri di Lodi e Codogno, dall’elicottero del 2° Nucleo di Orio al Serio, dalle unità cinofile e dagli artificieri. Al termine delle formalità di rito, i tre arrestati sono stati trasferiti nel carcere di Lodi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo aveva una base logistica nel lodigiano ed era attivo almeno dall’estate del 2025, dopo una serie di assalti a sportelli bancari e postali tra le province di Lodi, Pavia e Cremona. Il metodo era sempre lo stesso: l’utilizzo della “marmotta”, un ordigno artigianale ad alto potenziale esplosivo inserito nella bocchetta del bancomat, in grado di far saltare la cassa contenente il denaro e di provocare gravi danni alle strutture degli edifici.
L’indagine, coordinata dalla procura di Lodi e sviluppata tra ottobre 2025 e gennaio 2026, si è basata su attività tecniche, pedinamenti e servizi di osservazione. In più occasioni, spiegano i carabinieri, l’attività preventiva avrebbe consentito di sventare nuovi assalti. In un caso, nel lodigiano, sono stati anche sequestrati due ordigni esplosivi pronti all’uso, rinvenuti all’interno di un veicolo nei pressi di uno sportello bancomat.
L’ultimo episodio attribuito al gruppo risale all’inizio dell’anno a Sant’Angelo Lodigiano, dove un assalto a un bancomat aveva riacceso l’attenzione su una serie di colpi ravvicinati messi a segno con modalità analoghe. Un fenomeno che, negli ultimi mesi, aveva colpito più volte il territorio lodigiano e cremasco, con diversi sportelli presi di mira e danni ingenti alle strutture, oltre al rischio per la sicurezza pubblica.
Secondo gli inquirenti, il gruppo operava con una pianificazione accurata e poteva contare su competenze specifiche nella preparazione e nell’uso degli ordigni. Un’organizzazione rapida, come suggerisce il nome dell’operazione, capace di entrare in azione in pochi minuti e di allontanarsi velocemente dopo l’esplosione.