Don Natale Grassi Scalvini con Siska
Cremasco, 20 settembre 2026
25 ª Domenica ordinaria anno A
La Parola: Is 55,6-9 Sal 144 Fil 1,20-24.27 Mt 20,1-16
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 20,1-16
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Questa volta devo ammettere che i nostri liturgisti sembrano giustamente sul pezzo. Proprio nella stagione più importante per le vigne, quella del raccolto, ci viene proposta una parabola di Gesù ambientata proprio nella vigna.
Comprendiamo tutti subito che in realtà il luogo e anche il tipo di lavoro non sono l’interesse principale di Gesù. Il tema, come anche nelle ultime domeniche, è ancora quello della bontà di Dio, che come abbiamo imparato proprio domenica scorsa, si manifesta principalmente nel perdono. Ma la conclusione della parabola di oggi ci porta a considerare come il nostro rapporto con Dio non segua sempre le consuetudini nostre e la straordinaria bontà di Dio ci costringe a valutare in modo diverso dal buon senso comune anche le nostre buone opere compiute per seguire la volontà del Signore.
Dobbiamo ammettere che spesso anche nei suoi confronti noi ci ostiniamo a usare un metro semplicemente umano, molto ristretto e a volte, come ci rinfaccia proprio il padrone di questa parabola, veramente troppo da sindacalisti e con la pretesa di conformare il nostro Dio alla nostra mentalità e alle nostre misure ed esigenze umane. A parte il fatto che spesso non possiamo neanche paragonarci ai lavoratori della vigna del Signore perché in realtà viviamo anche la nostra fede da spettatori, solo da consumatori finali, senza alcun desiderio di impegnarci in prima persona per la crescita del regno di Dio e per testimoniare con le nostre parole e azioni la presenza di Dio nel nostro mondo. Crediamo così che basti venire in chiesa la domenica per la santa messa senza però poi alcun coinvolgimento concreto nella vita di ogni giorno per realizzare il progetto che Dio ha su di noi e sul mondo in cui viviamo, accontentandoci di non essere troppo lontani da lui ma stando bene attenti a non lasciarci ingaggiare per un lavoro che possa distrarci dai nostri tanti e gravi impegni nella vita quotidiana.
Non si tratta certamente di inventare chissà che cosa per testimoniare il vangelo nonostante i nostri impegni quotidiani, magari tralasciandone qualcuno per dedicarci alle opere di Dio, ma piuttosto di comprendere come proprio attraverso le nostre attività quotidiane, in famiglia, sul lavoro, nella scuola e anche nei momenti del divertimento noi siamo chiamati a lavorare per la vigna del Signore.
Dobbiamo convincerci e quindi operare concretamente perché ogni nostra azione, anche quelle che riteniamo più normali o addirittura lontane da Dio possono e devono diventare l’occasione per mostrare a tutti che la bontà di Dio è sempre qui presente in mezzo a noi e che noi siamo semplicemente gli operai dell’ultima ora chiamati a cooperare almeno un poco al piano di amore che Dio ha per tutti gli uomini.
Molto consolante poi è sapere che in realtà il premio per ciascuno è sempre commisurato non alle nostre capacità o all’effettiva resa sul lavoro e neanche sulle difficoltà che abbiamo sopportato lungo la giornata della nostra vita, ma per nostra fortuna soltanto sulla bontà di Dio che sa venire incontro alle fatiche e ai meriti dei suoi figli ben al di là delle nostre aspettative, anche perché sappiamo che in fondo ciò che ci aspetta come completamento del nostro impegno sulla terrà è la partecipazione in pienezza alla gioia di Dio nel sue regno.