Don Natale Grassi Scalvini celebra con un collega
Cremasco, 31 maggio 2026
Domenica dopo Pentecoste: Santissima Trinità anno A
La Parola: Es 34,4-6.8-9 Dn 3,52-56 2Cor 13,11-13 Gv 3,16-18
Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 3,16-18
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Tra gli incontri più interessanti avuti durante la visita nelle case per la benedizione pasquale appena conclusa, devo sicuramente segnalare quello con una famiglia di religione islamica che non solo mi ha accolto molto benevolmente ma ha chiesto anche di pregare insieme e ricevere la benedizione. In particolare la signora si è mostrata molto riconoscente alla Vergine Maria, alla quale dice di rivolgersi spesso anche nella preghiera. Ma al momento della benedizione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ho notato che son rimasti in silenzio e senza fare il segno della croce. Per quanto siano aperti e rispettosi della nostra fede e conoscano anche Maria e Gesù, quando si tratta del segno della croce hanno proprio qualche difficoltà.
Per noi invece questo semplice gesto acquista un significato grandissimo e la festa annuale della Santissima Trinità ci aiuta proprio a rimettere al giusto posto d’onore questo segno distintivo cristiano che tante volte viene compiuto in modo superficiale e ripetitivo rischiando anche di confondersi con gesti scaramantici.
La parola di Gesù oggi ce lo ricorda espressamente e noi non dobbiamo mai dimenticarlo, che Dio ha mandato suo figlio non per condannare ma per salvare, quindi anche noi cerchiamo di andare adagio a condannare chi non capisce fino in fondo la nostra religione e i suoi simboli, ma soprattutto cerchiamo di fondare ogni nostra scelta e opera sulla fede del nostro cuore. La vera divisione non deve basarsi sui gesti o sulle tradizioni esteriori della nostra fede, come potrebbe essere anche la processione del Corpus Domini che rinnoviamo proprio questa settimana, ma piuttosto sulla scelta di fede che ciascuno di noi deve fare per rendere attuale e sempre vivo il significato del nostro Battesimo, ricevuto proprio nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Poi naturalmente siamo consapevoli che non basta fare una opzione fondamentale per Cristo se questa scelta non è accompagnata quotidianamente non solo dai segni religiosi, come può essere appunto il segno della croce, ma soprattutto da opere di giustizia, fraternità e pace per poter costruire subito fin da ora il regno dei cieli che Gesù è venuto ad annunciare e costruire sulla terra.
Proprio domenica scorsa, con la festa di Pentecoste e il rinnovato dono dello Spirito, Gesù ci ha ricordato che adesso tocca a noi continuare l’opera da lui iniziata, sia annunciando a tutti la grandezza della nostra fede sia testimoniando con coerenza questa fede nelle opere e nelle attenzioni caritatevoli, magari anche solo con una buona disponibilità ad accogliere con simpatia quanti arrivano nelle nostre comunità lasciandoci toccare dalla vita e dalle storie, più o meno travagliate con cui veniamo a contatto. La nostra società infatti non è solo multi etnica e comprensiva di diverse religioni, ma è caratterizzata da continui e veloci movimenti di persone che per tanti motivi, familiari, di lavoro o di studio, si spostano in diverse comunità o addirittura, come fanno tanti nostri giovani, raggiungono anche Paesi stranieri e si incontrano con diverse culture, arricchendo così il proprio bagaglio umano e di fede.
Per noi cristiani poi è una grande ricchezza poterci spostare in tanti Paesi del mondo ritrovando con tranquillità i segni della nostra fede, sia nell’arte come anche nelle tradizioni religiose vissute.
Tutto questo ci deve aiutare a comprendere come il semplice gesto del segno della croce ci può davvero rendere riconoscibili ai fratelli e subito accolti come fratelli nella fede, chiamati a portare a tutto il mondo la salvezza donataci da Gesù.