Crema, 03 agosto 2026
Riceviamo e pubblichiamo
“A seguito della drammatica notizia della valanga che ha colpito le pendici del Broad Peak in Pakistan travolgendo diversi scalatori e causando la perdita di dieci vite umane desidero esprimere il mio profondo cordoglio e la massima vicinanza alle famiglie, agli amici e alla comunità colpita da questa immane tragedia. Di fronte alla maestosità e all’imprevedibilità degli 8000 metri, la montagna sa unire gli uomini nell’inseguimento di un sogno ma sa anche strapparli alla vita in un istante. Desidero stringermi con sincera commozione attorno ai familiari delle 10 vittime. Un pensiero in particolare è rivolto alla figura e al team di Nirmal “Nina Purja”, primo salitore del K2, “la montagna degli italiani” in inverno.
In un contesto estremo, in cui le forze della natura prevaricano ogni pianificazione umana, il lavoro, il carisma e la dedizione che il team ha dimostrato nel mondo dell’alta quota, rappresentano un punto di riferimento per l’intero panorama alpinistico internazionale. La capacità di guidare, proteggere e tentare l’impossibile anche nelle condizioni più avverse, rispecchia lo spirito più autentico della fratellanza di montagna, dove il valore della vita umana resta sempre la priorità assoluta.
Scalare le vette più alte del pianeta non è soltanto un’impresa atletica o una sfida contro gli elementi ma è una ricerca interiore, un confronto costante con il limite umano e la fragilità dell’esistenza. L’alpinismo insegna l’umiltà, la solidarietà tra compagni di cordata e la capacità di accettare il rischio, ricordandoci che la montagna non può mai essere conquistata ma solo vissuta con sacro rispetto”.
Filippo Maria Ruffoni, scalatore