Crema News - Settanta volte sette Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 13 settembre 2026

24a Domenica ordinaria anno A

 La Parola: ​Sir 27,33-28,9  Sal 102  Rm 14,7-9 Mt 18,21-35

 Dal Vangelo secondo Matteo Mt 18,21-35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».



(Don Natale Grassi Scalvini)

Quando si compra qualcosa, specialmente nei supermercati ma ancor di più negli acquisti on line, si è sempre dibattuti se scegliere la qualità o la quantità. Sul tema del perdono Gesù non fa sconti e vuole ambedue. Mentre nel brano appena prima di questo, che abbiamo ascoltato domenica scorsa, aveva posto un limite veramente basso per assicurare la sua presenza, chiedendo come condizione il trovarsi insieme di due o tre suoi fedeli, per quanto riguarda il perdono l’offerta di Pietro, che pure con le sue sette volte pensava di aver già superato il limite umanamente e normalmente adatto che è appunto di due o tre volte, diventa quasi ridicola di fronte alla pretesa di Gesù che ovviamente non si limita a 490 volte, perché il settanta volte sette vuole indicare praticamente un numero infinito.

Anche la quantità del debito del servo malvagio, i diecimila talenti, è qualcosa di esagerato e praticamente impossibile sia da accumulare e ancora di più quindi da saldare per un servo; è una somma paragonabile a due o tre milioni di euro.

Quindi sulla quantità del perdono, sia quello che si riceve da Dio, rappresentato dal padrone che condona il debito gigantesco del servo, come quello che dobbiamo dare noi ad ogni nostro fratello, cioè le settanta volte sette per ciascuno, Gesù è davvero esagerato e indica così con chiarezza che ci tiene davvero tanto. Ma poi alla fine del racconto, per suggellare la parabola e l’insegnamento relativo, dice chiaramente che il perdono deve essere anche di buona qualità, perché il Padre esige da noi che perdoniamo di cuore al nostro fratello e non solo in maniera superficiale e sbrigativa con un risentimento sopito che magari ci portiamo dentro per anni sempre pronto e riesplodere non appena riteniamo che quel tale abbia proprio passato il limite e non possiamo più perdonarlo. 

Se questo non bastasse dobbiamo anche tener conto della parabola che è abbastanza urtante e scomoda. Infatti per toccare davvero la nostra mente e il nostro tranquillo modo di pensare Gesù non porta un esempio di poco conto, come potrebbe essere una offesa o uno sgarbo, cosa semplice che pure per noi a volte è già più che sufficiente da non meritare perdono in eterno, ma giustamente parla di denaro, di soldi concreti e quando si tocca il portafoglio allora tutti noi, come ogni essere umano di tutti i tempi, anche al tempo degli apostoli, è particolarmente sensibile e attento.

Quindi Gesù ce l’ha messa proprio tutta per aiutarci a capire quanto lui ci tenga alla regola del perdono all’interno della comunità cristiana e verso i nostri fratelli più vicini e anche quelli più lontani.

Certo il discorso e la parabola di oggi riguardano innanzi tutti i fratelli che compongono la piccola comunità cristiana degli inizi ma tutti sappiamo bene come l’amore di Dio è davvero rivolto in modo uguale verso tutti, anche verso quelli che poi si riveleranno malvagi, e quindi chiede anche a noi un amore rivolto a chiunque, perfino ai nemici dirà un giorno Gesù. Ma per ora cominciamo a esercitarci nel perdono reciproco all’interno della nostra piccola cerchia di fratelli intimi, i parenti, gliamici e i componenti della nostra comunità cristiana e civile del paese. Poi potremo allargare sempre più il cerchio verso tutti gli uomini, anche i più lontani.