I lavori di escavazione del pozzo
Capralba, 11 febbraio 2026
(Gianluca Maestri) Fermate quel pozzo.
C’è grande preoccupazione fra gli agricoltori della zona per l’escavazione di un pozzo irriguo di portata pari a 150 litri al secondo in un’area a nord del territorio capralbese, vicino alla Misana, roggia facente parte del consorzio di irrigazione delle rogge Comuna e Unite.
Parliamo di un corso d’acqua di un certo pregio e di una certa importanza, dal punto di vista naturalistico perché di origine fontanilizia, dal punto di vista pratico perché fondamentale per l’irrigazione di oltre 500 ettari di terra compresi nei territori di Capralba, Pieranica, Quintano e Torlino Vimercati. La paura è che il pozzo, realizzato dal Consorzio Roggia Irrigua delle rogge Badalasca, Benzona e Gradella, possa intercettare la falda succhiandole acqua.
Di questo timore si fa interprete il consorzio Dunas, estremamente preoccupato dell’escavazione di un pozzo a sessanta metri lineari dalla Misana e con un raggio d’influenza di 105 metri. Il Dunas, consorzio di bonifica cui competono non solo specifiche funzioni di vigilanza e polizia idraulica nell’ambito territoriale interessato dal pozzo stesso, ma anche la cura e la tutela degli interessi del Consorzio Roggia Comuna e Unite, ha scritto alla provincia di Bergamo chiedendo la sospensione dei lavori e ottenendo un primo: un sopralluogo congiunto, in programma domani, giovedì, sul cantiere del pozzo assieme al Consorzio Roggia Irrigua delle rogge Badalasca, Benzona e Gradella e alla Provincia di Bergamo al fine di verificare la regolarità delle opere e le interferenze con il sistema irriguo esistente.
“A livello burocratico c’è tutto quanto occorre ma gli operatori si sono dimenticati di un ente territoriale come il nostro”, sostengono dal Dunas cui preme sottolineare il fatto che tutti gli enti debbano essere sentiti quando si avvia una pratica come questa del nuovo pozzo. Invece, sempre secondo il Dunas, “Nessuna comunicazione è pervenuta in sede né in fase di avvio dell’istruttoria né all’esito del procedimento, con grave carenza dei presupposti giuridici per il valido rilascio del titolo, di cui si è avuta contezza solo con l’inizio dell’intervento di perforazione”.