Crema, 14 luglio 2026
(Bernardo Zanini) Questo saggio offre una prospettiva revisionista e critica molto interessante sulla storiografia cremasca. Il testo mette in discussione la narrazione tradizionale basata principalmente sull'opera cinquecentesca di Pietro Terni, evidenziando incongruenze, documenti falsi e miti letterari accumulatisi nei secoli. Ecco un'analisi dettagliata e strutturata dei punti chiave e delle anomalie.
1. Il problema delle fonti: Il "dogma" di Pietro Terni
L'autore apre il saggio citando Balzac e Lincoln per introdurre il concetto di revisionismo storico, inteso non come negazione, ma come rilettura critica delle cause e delle fonti.
- L'anomalia: La storia di Crema si è basata per secoli sul manoscritto del XVI secolo di Pietro Terni (ristampato nel 1964 da Corrado e Maria Verga).
- La critica: Per anni è mancato uno studio critico severo su questo testo. Infatti si invita a non fidarsi ciecamente e a effettuare riscontri documentali, poiché il Terni ha integrato tradizioni non sempre veritiere.
2. L'enigma dell'Insula Fulcherii e i documenti falsi
Il controllo del territorio cremasco (l'Insula Fulcherii) è la scintilla che storicamente scatena l'ostilità tra Crema e Cremona. Il saggio evidenzia tre sotto-anomalie:
- Il passaggio Canossa-Impero: Alla morte di Bonifacio di Toscana (1052), l'Insula Fulcheria torna alla Camera Imperiale. Successivamente riappare come proprietà dei Canossa (fino alla donazione di Matilde del 1098 al vescovo e al comune di Cremona), ma manca la documentazione storica che attesti come i Canossa ne siano rientrati in possesso. Di questa mancanza storica e documentale scrive don Giuseppe Degli Agosti nel suo studio del 2006 pubblicato in Insula Fulcheria: Traduzione e presentazione di antichi documenti su Crema e cremasco.
- Masano e il taglio del fiume Serio: Nell’XI secolo scrive Pietro Terni che Masano Signore di Crema decise di tagliare il fiume Serio, secoli dopo ci si accorse che Masano era un personaggio inventato e che nell’XI secolo non esistevano le tecnologie per effettuare il taglio del fiume. Chiarificatore è uno studio di Valerio Ferrari, pubblicato su Insula Fulcheria nel 1988, che si può riassumere così: il lavoro di Valerio Ferrari ha dimostrato che la leggenda di Masano e del taglio del Serio è un mito di fondazione storiografico. Un’affascinante favola nata dall’errata lettura di un nome di luogo da parte degli storici rinascimentali, che ha finito però per oscurare la reale e ben più complessa storia delle progressive bonifiche e modifiche idrauliche del territorio cremasco.
- I falsi del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro: Nel 1121 Papa Callisto II, conferma a Balduino abate del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro i beni che il monastero aveva nei territori bresciani, cremonesi e lodigiani. Tra i paesi dell’area di Lodi compare Piazzano tra Isella, Bertonico, Agnadello e Bagnolo. Il documento del 1121 ed altri secondo Ettore Falconi che ne scrive nella presentazione degli indici del Registrum Magnum di Piacenza, sono da considerarsi falsi, per conferire legittimità a possessi del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro di cui mancava però la documentazione. Anche Maria Verga Bandirali si è occupata della questione dei documenti falsi del monastero di San Pietro in Ciel d’Oro, in una pubblicazione del 1991.
3. Le incongruenze dell'Assedio del 1159
L'assedio di Crema da parte di Federico Barbarossa (1159-1160) è l'evento fulcro della storia cittadina, ma la narrazione comune presenta vistose falle logiche e storiografiche:
L'anonimato del comando cremasco
- È storicamente inverosimile che il Barbarossa e i messi del vescovo di Cremona (giunti prima dell'assedio a intimare lo smantellamento delle mura entro la festa di Santa Maria Ciriola) non sapessero chi governasse Crema. Eppure, nelle fonti ufficiali, il nome del podestà o dei consoli in carica non compare mai. Però nel maggio del 1151 i consoli di Crema erano i conti Lantelmo e Guglielmo, che compaiono nel codice diplomatico bergomense e poi escono dalla scena storica.
Luigi Benvenuti in Crema e i cremaschi racconti storici del 1857, identificò il podestà in Bernardo de Guoghi, che aveva 4 figli tra cui Gualtiero, Fadino e Leonilda, ma è bene notare che il Benvenuti ha ampiamente romanzato e gonfiato la storia con dettagli inventati, per colmare i vuoti, creando però falsi storici. Solo Alemanio Fino menziona Fadino de Guoghi, fatto cavaliere da Papa Innocenzo II, deceduto nelle ultime fasi dell'assedio.
L'impossibilità geografica del blocco totale
La cronaca del Terni parla di una Crema completamente circondata dagli assedianti. Tuttavia, tra Porta Pianengo e Porta Rivolta si estendeva la palude del Moso (residuo del Lago Gerundo). In caso di piogge, l'area diventava un acquitrino impraticabile. È logisticamente impossibile che gli assedianti abbiano cinto d'assedio quella zona o che abbiano avuto il tempo di bonificarla con canali. Però il Barbarossa aveva chiesto e ottenuto 2000 carri di botti di terra e fascine per colmare il fossato delle mura cremasche, ma non è credibile che i cremaschi siano rimasti a guardare, senza fare nulla.
Anacronismi tecnologici e lo spionaggio
L’accampamento del Barbarossa e dei suoi alleati erano protetti da fossati e cavalli di frisia ed erano a una distanza di sicurezza di circa 500 metri o più, per non essere nel tiro degli archi, delle balestre, delle catapulte e dei mangani cremaschi.
- I cannocchiali: La cronaca dell’assedio descrive un episodio di come i cremaschi abbiano potuto vedere che le insegne del Barbarossa non erano nel campo nemico prima di un attacco. Ma è bene notare che a quel tempo gli strumenti ottici (2 lenti in un contenitore di cuoio) erano prerogativa esclusiva degli Arabi e, in seguito, dei Templari. I cremaschi non potevano vedere così lontano a occhio nudo: la conoscenza dei movimenti nemici era quindi dovuta a una fitta rete di spie in entrambi i campi. Recenti studi hanno dimostrato che nell’assedio di Crema si usasse la guerra psicologica, Da una parte i milanesi facevano arrivare in città messaggeri con la promessa di rinforzi per non fare capitolare la città, dall’altra parte il Barbarossa faceva filtrare notizie di città alleate che si erano arrese, per cercare di minare il morale degli assediati.
- Il tradimento dell'ingegnere Marchisio: Pietro Terni scrive che l’ingegnere cremasco Marchisio passò al campo del Barbarossa nottetempo calandosi dalle mura; questo fatto, come viene riportato dal Terni, non è credibile. La logica fa pensare che una spia abbia parlato con Marchisio, offrendogli una lauta ricompensa del Barbarossa e lo aiutò ad uscire da Crema da una posterla poco sorvegliata.
4. La "falsa" distruzione totale di Crema
Il mito storiografico creato da Pietro Terni, vuole che Crema sia stata rasa al suolo fino alle fondamenta dopo la resa del 1160, ma qualcosa non torna. Alcuni documenti d'archivio smentiscono questa totale cancellazione:
- Le rovine del Duomo: Un atto del 1170 (pubblicato da Cesare Vignati nel suo CDL, volume I, n.50) dimostra che la cattedrale di Santa Maria nonostante sia stata incendiata dai cremonesi, era forse già attiva ma non funzionante a soli 10 anni dopo l'assedio. Infatti nel documento si legge di Guido chierico e ministro del Duomo, quindi doveva essere parzialmente agibile, tuttavia, nel 1185 si parla ancora di "ruine" del Duomo.
- Il termine Castrum: La ricercatrice Juanita Trezzi Schiavini ha rinvenuto documenti del monastero di San Paolo d'Argon (1179 e 1181), pubblicati in Insula Fulcheria, antecedenti alla ricostruzione ufficiale di Crema del 1185, in cui si menziona il magister Retholdum messo e officiale della chiesa della Santa Trinità nel castrum di Crema, che non venne distrutta perché faceva parte dei possessi del monastero d’Argon. Se le mura fossero state livellate al suolo, gli estensori degli atti dell'epoca avrebbero usato termini legati alla distruzione, come le rovine di Crema. L'uso della parola castrum dimostra che, sebbene i cremonesi avessero incendiato le case e il duomo (violando gli ordini del Barbarossa), una parte delle fortificazioni esterne o interne erano rimaste in piedi, mantenendo a Crema la dignità e la struttura di centro fortificato. Questi due documenti appaiono anacronistici, Crema aveva una doppia cinta di mura, e dopo l’assedio del Barbarossa il borgo e il castrum di Crema l’imperatore li aveva donati ai cremonesi, che non contenti del bottino trovato a Crema, incendiarono la città e distrussero le mura, ma qualcosa non torna, perché in alcuni documenti di legge del castrum di Crema col borgo e non delle rovine di Crema.
5. I diplomi imperiali inventati dal Terni
Il saggio si chiude citando le ricerche del compianto don Giuseppe Degli Agosti, che ha scovato due importanti falsi inseriti da Pietro Terni nella sua Historia:
- Il documento del 12 maggio 1185: Attribuito al Barbarossa, concedeva ai cremaschi diritti sulla città e sui beni dei Conti di Camisano. Questo atto non esiste nei registri ufficiali ed è riportato esclusivamente dal Terni.
- Il documento del 12 maggio 1212: Attribuito all'Imperatore Ottone IV, firmato a Lodi, per rinnovare ai cremaschi i diritti su Crema e sul contado. Anche questo documento è assente dalle cancellerie e dalla documentazione ufficiale dell'imperatore.
Entrambi i documenti furono inseriti e inventati da Pietro Terni per la tradizione cremasca e per legittimare l'autonomia e i diritti territoriali di Crema di fronte ai rivali storici, di Cremona e Lodi.