Crema News - Dal territorio - Caso Nichetti al vaglio del gup Gian Carlo Nichetti

Bagnolo Cremasco, 30 gennaio 2026

(Andrea Biraghi) A febbraio saranno due anni dalla morte di Giancarlo Nichetti, idraulico 42enne di Chieve, deceduto il 20 febbraio 2024 all’ospedale di Crema pochi giorni dopo un incidente stradale a Bagnolo Cremasco. La vicenda è ora all’esame del giudice dell’udienza preliminare (gup), chiamato a pronunciarsi sull’accusa di omicidio stradale contestata all’automobilista coinvolto e sui dubbi sollevati dalla difesa in merito a una possibile colpa medica.

L’incidente risale al 16 febbraio 2024. Nichetti stava percorrendo via Europa a Bagnolo Cremasco in sella alla sua Ducati Desert X, durante un giro in moto nella Bassa Cremasca. In quel tratto una Mercedes Classe A, guidata da un 69enne residente a Bagnolo Cremasco, è uscita dal cancello di un’abitazione privata senza rispettare la precedenza. L’auto procedeva a circa 22,3 km/h, mentre la moto viaggiava attorno ai 70 km/h. L’impatto ha provocato la caduta violenta del motociclista, che ha battuto il fianco sinistro.

Nell’immediatezza non furono chiamati i soccorsi e l’uomo rientrò a casa. Con il passare delle ore, però, il dolore al polso sinistro aumentò, tanto da spingerlo a rivolgersi al pronto soccorso di Crema. Gli vennero diagnosticate una frattura al polso sinistro e una contusione alla gamba; i medici decisero per un intervento chirurgico al polso, eseguito nei giorni successivi.

Il 20 febbraio 2024, giorno in cui erano previste le dimissioni, le condizioni di Nichetti peggiorarono improvvisamente e l’uomo morì in ospedale. L’autopsia, disposta dalla Procura ed eseguita all’ospedale di Bergamo, ha stabilito che la causa del decesso è stata una trombo-embolia polmonare massiva, conseguenza di una trombosi della rete venosa profonda dell’arto inferiore sinistro, ricollegabile al trauma dell’incidente stradale.

Sul piano giudiziario, all’automobilista è stata contestata l’accusa di omicidio stradale. I legali della difesa – Luca Genesi, Annamaria Petralito e Jacopo Micheli – hanno però sollevato il dubbio che la morte non sia riconducibile esclusivamente all’incidente, ipotizzando una possibile negligenza medica durante la degenza post-operatoria. In particolare, è stato chiesto di verificare se vi sia stata una mancata somministrazione di eparina, farmaco utilizzato per la prevenzione delle trombosi.

Per questo la difesa ha chiesto al gup un incidente probatorio, finalizzato ad accertare la condotta dei sanitari e a valutare un’eventuale interruzione del nesso di causalità tra l’incidente e il decesso. Il giudice si è riservato sulla richiesta.

Di diverso avviso i consulenti medico-legali della Procura, secondo i quali la morte di Giancarlo Nichetti sarebbe da ricondurre in modo esclusivo alle conseguenze dell’incidente stradale. Spetterà ora al gup decidere se accogliere le istanze della difesa o disporre il rinvio a giudizio, facendo chiarezza su una vicenda che, a distanza di due anni, continua a segnare profondamente la famiglia della vittima e l’intera comunità locale.