Castelleone, 13 febbraio 2026
(Andrea Biraghi) Un anno e tre mesi di reclusione e 5000 euro di multa per contraffazione di opere d’arte e incauto acquisto. È la condanna inflitta a un ambulante di 70 anni di Castelleone, al termine del processo nato da un’indagine avviata nel 2022.
Il caso prende avvio da un olio su tela attribuito a Mario Sironi, proposto a 4000 euro in un mercatino dell’antiquariato a Pisa. A far emergere i dubbi è stato un incontro casuale: l’acquirente del dipinto era amico di Andrea Sironi, nipote dell’artista. Mostrata la fotografia dell’opera, sono emerse incongruenze che hanno portato alla segnalazione.
Tra gli elementi ritenuti decisivi c’è la firma. Nel dipinto compariva un riferimento alla gallerista Claudia Gian Ferrari scritto in modo errato: “Gianferari” anziché “Gian Ferrari”, un dettaglio considerato incompatibile con un’opera autentica.
Da qui l’intervento dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale, che hanno effettuato un sopralluogo nel magazzino dell’antiquario a Castelleone. Sono state sequestrate opere d’arte, undici documenti con il timbro dell’Ufficio donazioni del Vaticano — alcuni già compilati e altri in bianco — oltre a una macchina da scrivere Olivetti 88. Secondo quanto ricostruito, quei documenti avrebbero dovuto attestare l’autenticità delle opere.
L’antiquario ha dichiarato che quattro opere gli sarebbero state consegnate da Giovanni Ferrari, 77 anni, manager in pensione. I carabinieri hanno eseguito una perquisizione nell’abitazione di Ferrari, risultata negativa. Sul retro dei quadri era presente un cartellino con la dicitura “copia d’autore”. Ferrari ha riferito di averli ereditati dallo zio della moglie, antiquario a Firenze e di averli dati in conto vendita, sostenendo di non aver mai incassato somme dalla loro eventuale vendita.