Crema, 10 marzo 2026

(Tiziano Guerini) “Non è bello accompagnare i poeti, vanno lasciati soli con le loro ubbiose stranezze, senza testimoniare nulla”.

Così scrive Giovanni Catelli - scrittore cremasco scomparso lo scorso dicembre - nel suo libro che esce postumo (grazie alla moglie Sara) dal titolo Silenzio a Montevideo, editore Avagliano, Roma. E Giovanni è un poeta con la sua prosa immaginifica, spesso surreale e pur densa di significato, a volte esplicito a volte arcano. Una prosa poetica, dove il racconto ci sorprende avvolto da un velo di mistero. Eppure è realtà: una realtà che, nonostante l’incombere della rimozione, conosciamo molto bene: il lockdown del Coronavirus, la pandemia che qualche anno fa ci costrinse tutti alla clausura nelle nostre case. A Giovanni è capitato di essere bloccato dalla pandemia in viaggio, dall’altra parte del mondo, a Montevideo: di questo e della città parla il suo libro. “Una catastrofe che ci appare distinta, già su di noi, limpida e immobile come un’onda gigantesca già quasi ferma al suo culmine, nella piena luce, appena prima di iniziare la caduta”. Ce lo ricordiamo bene. E se tutto questo capita mentre ci si trova lontano da casa, in un Paese straniero, allora l’ansia rischia di travolgerci e si pensa solo a come ripartire per poter ritornare alla consuetudine dei luoghi conosciuti.

L’attesa e il ritorno sono, del resto, in tutta l’opera letteraria di Giovanni, le cifre fondamentali della sua poetica: e in questo suo tragicamente ultimo libro, risultano definitivamente esaltati.

(Un ricordo di Giovanni Catelli si terrà il 4 aprile ore 15 presso l’oratorio di Ombriano)