Crema News - Cremona -Botte alla moglie,  sei anni in galera Immagine esemplificativa

Cremona, 18 febbraio 2026

(Andrea Biraghi) È stato condannato a sei anni di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 10mila euro il marito riconosciuto colpevole di anni di violenze nei confronti della moglie, al termine del processo che ha ricostruito un matrimonio durato 19 anni e segnato da aggressioni fisiche, controllo economico e isolamento della coniuge. La sentenza è stata pronunciata dal giudice ed è stata più severa rispetto alla richiesta di condanna a 5 anni e 6 mesi avanzata dal pubblico ministero Federica Cerio. L'avvocato del marito condannato ha annunciato che farà appello contro la decisione.

La vicenda riguarda Sofia – nome di fantasia – 40 anni, laureata in Economia e madre di due figli, originaria dell’Est Europa e da anni residente in Italia, dove aveva avviato un’attività nel settore della bellezza. Secondo quanto emerso in aula, per lungo tempo la donna sarebbe stata sottoposta a violenze fisiche e psicologiche, oltre a un costante controllo della vita quotidiana e delle risorse economiche.

Tra gli episodi ricostruiti figurano aggressioni che hanno comportato, in due occasioni, alla frattura del naso e a un accesso al Pronto soccorso nel settembre 2022 dove la donna ha presentato lividi evidenti, un occhio nero e una ferita al sopracciglio. In quella circostanza la donna non ha denunciato immediatamente, spiegando poi in sede processuale di aver provato vergogna e paura.

Nel corso del procedimento è stato evidenziato anche il divieto imposto dal marito di lavorare, elemento che – secondo il pm Federica Cerio – rientra nelle dinamiche tipiche del ciclo della violenza e del controllo economico esercitato sulle vittime. L’autonomia lavorativa, è stato sottolineato in aula, rappresenta spesso uno strumento decisivo per interrompere situazioni di maltrattamento.

La donna è stata assistita dall’avvocata Alessandra Casula del foro di Lodi, che ha sottolineato lo stato di forte sofferenza psicologica maturato nel tempo e la progressiva consapevolezza della vittima rispetto alla gravità delle condotte subite.

Il processo si è concluso con la condanna a 6 anni e con il riconoscimento del risarcimento provvisionale di 10mila euro.