La nuova campanella
Crema, 23 gennaio 2026
Una nuova campanella all’interno della Cattedrale, montata accanto alla porta della sacrestia parrocchiale: ha suonato per la prima volta questa mattina e d’ora in avanti annuncerà l’inizio delle liturgie per le quali il celebrante uscirà da quella porta. “La nostra Cattedrale – spiega Marcello Palmieri, presidente del Consiglio di amministrazione del Duomo – ha due sacrestie: quella detta “capitolare”, il cui ingresso è a metà della navata nord, da cui iniziano le celebrazioni del vescovo e del capitolo, e quella detta “parrocchiale”, sempre nella navata nord ma molto più vicina al presbiterio, da cui escono il parroco o anche gli altri sacerdoti, quando celebrano senza particolare cerimoniale”. Ed ecco il punto: “Mentre accanto alla porta della sacrestia capitolare vi è una campanella storica – aggiunge -, l’ingresso di quella parrocchiale ne era sguarnita, cosicchè tutte le volte il sacrista doveva interamente percorrere il corridoio che unisce le due sacrestie e tirare la corda dell’unica campanella esistente. Da qui, l’idea di colmare questa mancanza, non solo per facilitare il sacrista, ma anche e soprattutto per indicare ai fedeli da quale delle due sacrestie muoverà la processione d’ingresso”. La nuova campanella, donata alla Cattedrale da Fabio Patrini, membro del CdA, è stata realizzata dalla fonderia Allanconi di Bolzone. Anche la sua struttura di sostegno, costituita da ceppo in legno e agganci metallici, non ha comportato costi per la Cattedrale: è stata infatti realizzata gratuitamente dalla Sabbadini S.r.l. di Fontanella (Bergamo), che in Duomo, da decenni, cura la manutenzione delle campane della torre. L’installazione, autorizzata già lo scorso anno dalla Soprintendenza di Mantova, si è rivelata alquanto semplice: senza alcuno scasso sulle parti murarie, il telaietto del bronzo è stato agganciato a una barra metallica presente da tempo sulle murature. Le sue dimensioni sono più contenute rispetto a quelle della “sorella maggiore” nei pressi della sacrestia capitolare, e anche qui c’è un preciso motivo: “Dalla sacrestia parrocchiale escono le celebrazioni più semplici – spiega Palmieri -, e ciò, da oggi, sarà indicato anche da un rintocco più argentino e meno solenne”.