Dubai, 04 marzo 2026
Quattro cremaschi sono bloccati a Dubai. Sono i fratelli Agostino e Lorella Galbignani di Campagnola e i coniugi Cristiano Crotti e Monica Maccalli di Crema.
"Siamo bloccati da sabato scorso a Dubai - racconta Agostino Galbignani. - Siamo andati in aeroporto e abbiamo saputo che tutti i voli erano stati annullati per l'attacco all'Iran. Da lì sono cominciati i problemi per migliaia di persona".
Cosa avete fatto?
"Per prima cosa abbiamo dovuto trovare un albergo. La prima notte abbiamo trovato un hotel che ci ha fatto pagare una stanza 450 euro. Poi lunedì siamo riusciti a trovarne un. altro a 80 euro a notte. Più restiamo qui e più i soldi si avvicinano alla fine".
Problemi con le esplosioni?
"Di tanto in tanto vediamo e sentiamo qualcosa, ma la contraerea degli Emirati è molto precisa. Speriamo in bene"
Cosa intendete fare?
"Qualcuno ha cercato di espatriare in Oman, ma ci è riuscita solo una famiglia di cinque persone che è stata imbarcata solo perché aveva un bambino piccolo. Sono migliaia le persone che cercano di raggiungere l'Oman con ogni mezzo".
E voi?
"Ci sentiamo un po' abbandonati. Oggi (ieri per chi legge) siamo riusciti a parlare con l'ambasciata che ci ha riferito che il problema sono le compagnie aeree che non fanno partire gli aerei per ovvie ragioni di sicurezza (ma c'è anche una nave da crociera con oltre 500 italiani a bordo che non può salpare, ndr)".
Parla anche Cristiano Crotti, medico di Crema, con sua moglie Monica, farmacista.
"Due sono le questioni: la prima ovviamente è legata ai ride missilistici sugli Emirati Arabi. Gli emirati arabi hanno un sistema di difesa molto efficiente. Ovviamente per noi che sottolineo, non siamo turisti ma siamo obbligati su un territorio straniero, sentire scoppi della contraerea porta a situazioni di alto stress. La seconda questione è invece legata alle enormi difficoltà per il rientro in Italia . Ambasciata e Consolato che ho contattato personalmente ci rimandano per competenza alla compagnia aerea (Emirates, ndr) e pertanto risulta difficile per loro avere un controllo e darci delle risposte più precise".
Qualcuno è riuscito a rientrare.
"Gli italiani rientrati in patria non sono partiti da Dubai: è stata la Farnesina a organizzare un trasferimento in Oman e il successivo volo di rientro in Italia. Agli altri connazionali è stato invece suggerito di restare a Dubai oppure di organizzarsi autonomamente per raggiungere l’Oman (sono 150 chilometri, ndr) e cercare un volo per il rientro".
Come vi sentite in questa situazione?
"Non attribuiamo responsabilità al Consolato, all’Ambasciata o alla Farnesina: la chiusura dello spazio aereo è dovuta a motivazioni gravi e oggettive. Ciò di cui ci lamentiamo, però, è un altro aspetto: la mancanza di indicazioni chiare su come riprogrammare il rientro in patria. Anche solo una comunicazione ufficiale, un orientamento concreto, un consiglio operativo avrebbero fatto la differenza. Siamo consapevoli della complessità della situazione, ma chiediamo di essere considerati anche come persone, non solo come numeri in attesa. Una comunicazione chiara e tempestiva è una forma di rispetto".