Crema News - Crema - Meno sforamenti ma l’aria resta critica

Cremona, 10 febbraio 2026

(Andrea Biraghi) Nel 2025 Crema ha superato per 44 giorni il limite giornaliero di Pm10, fissato a 50 microgrammi per metro cubo. Un dato in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente, quando gli sforamenti erano stati 52, ma che resta comunque ben oltre il tetto massimo consentito di 35 giorni l’anno.

I numeri emergono dal report Mal’Aria 2026 di Legambiente e raccontano una situazione solo apparentemente in miglioramento. La riduzione degli sforamenti, infatti, non basta a riportare la città su una traiettoria compatibile con gli obiettivi europei sulla qualità dell’aria.

Nel 2025 la media annua di Pm10 a Crema è pari a 31 microgrammi per metro cubo, il dato peggiore in Lombardia. Un valore che colloca il la città stabilmente fuori standard rispetto al limite che entrerà in vigore nel 2030, fissato a 20 microgrammi. Anche guardando oltre i confini provinciali, Cremona resta nella fascia più critica della Pianura Padana, un’area dove la concentrazione degli inquinanti tende a persistere per ragioni geografiche e strutturali.

Il nodo più problematico riguarda le Pm2,5, le polveri più fini e pericolose per la salute. Secondo Legambiente, a Crema la concentrazione media è intorno ai 22 microgrammi per metro cubo, oltre il doppio del limite previsto per il 2030. Per rientrare nei nuovi standard europei, la città dovrebbe ridurre queste polveri di oltre il 55 per cento, un obiettivo che rende evidente quanto il divario tra situazione attuale e traguardi futuri sia ancora ampio.

Il confronto con altri territori lombardi aiuta a ridimensionare l’idea di un miglioramento risolutivo. Lodi, ad esempio, nel 2025 ha registrato 48 giorni oltre soglia, quindi più di Cremona, ma con una media annua di PM10 più bassa. Segno che il numero di sforamenti non racconta da solo l’intera storia e che le concentrazioni medie restano un indicatore decisivo per valutare la qualità dell’aria nel lungo periodo.

Anche a Crema le cause sono note: traffico, riscaldamenti domestici e soprattutto le emissioni legate all’agricoltura continuano a incidere in modo significativo. In questo contesto, il calo degli sforamenti registrato nel 2025 rischia di essere letto come un segnale positivo che, da solo, non basta a invertire la tendenza.

Il quadro che emerge è quindi quello di una città che migliora marginalmente, ma resta lontana dagli obiettivi europei. Con il 2030 sempre più vicino, Crema continua a muoversi in una zona grigia: meno giorni di smog estremo, ma livelli medi ancora troppo alti per parlare di una vera svolta.