Crema, 23 ottobre 2026
(Dario Dolci) Dal primo gennaio bambini e ragazzi con autismo a più alta necessità di sostegno (livello 3) rischiano di trovarsi senza operatore. Il rischio è dovuto al fatto che a partire dal prossimo anno gli interventi a loro favore potranno essere svolti esclusivamente da educatori socio-sanitari, che sono pochissimi, anche nel nostro territorio. Fino a fine dicembre, questo servizio potrà essere svolto anche dagli educatori socio-pedagogici, come prevedono le norme nazionali. Poi, non più.
Anffas, Ledha, Anmic e Fand hanno espresso alla Regione forte preoccupazione, ricordando che questi interventi non possono essere posticipati, ma devono avvenire in un determinato momento della vita di un bambino o di un ragazzo, in una certa fase della crescita. Se vengono rimandati perdono di efficacia. Inoltre, un bambino o ragazzo autistico non deve vedersi cambiare la figura di riferimento.
Se le disposizioni non cambiassero, da gennaio, giovani con disabilità e autismo rischierebbero di perdere gli interventi educativi finanziati con il voucher socio-sanitario; le prime lettere di preavviso stanno già arrivando alle famiglie.
“Siamo molto preoccupati – afferma Laura Bonomi, assistente sociale che si occupa della tutela del diritti, nonché consigliere regionale di Anffas – per questa nuova modalità di gestione dei voucher. La Regione ha deciso che gli interventi possano essere svolti solo dagli educatori socio-sanitari, ma non ce ne sono a sufficienza. Finora bastava un educatore socio-pedagogico. Il rischio che corrono le famiglie è quello di non poter più spendere il voucher assegnato da Asst per la mancanza di figure idonee a svolgere le attività. Principalmente sono i ragazzi con autismo di livello 3 ad aver bisogno di questa figura professionale”. Che fanno riferimento ad Anffas, nel Cremasco ce ne sono almeno 25. Il numero di educatori socio-sanitari, come detto, è esiguo e quindi gli interventi rischiano di chiudere per mancanza di personale.
Le associazioni invitano le famiglie coinvolte a segnalare l’arrivo delle lettere di preavviso di sospensione del servizio, così da valutare per tempo eventuali forme di tutela del diritto alla cura dei loro figli.