Crema News - Siate pronti, perché non sapete a che ora il Signore verrà Don Natale Grassi Scalvini a Fatima

I Domenica Avvento A​ ​

 La Parola: ​​Is 2,1-5  Sal 121  Rm 13,11-14 Mt 24,37-44

 Dal Vangelo secondo Matteo ​​Mt 24,37-44

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Anche se son qui da poco in mezzo a voi di Ripalta Arpina, penso vi siate già accorti, da qualche cenno o sottolineatura, che non sono sempre molto d’accordo con le scelte dei nostri liturgisti per quanto riguarda le letture proposte nella Messa. Oggi mi pare che siano davvero un po’ schizofrenici: le prime due letture con il salmo sono infatti intrise di gioia e speranza, il vangelo invece ci fa pensare al Signore come a un ladro che viene a disturbare la nostra quiete e sicurezza, allarmandoci oltre misura. 

Penso che in realtà la loro intenzione è buona; vogliono che ci prepariamo alle parole forti di Gesù con delle riflessioni positive in modo da correggere un po’ il tiro e avere uno sguardo comunque più sereno. Ma temo che tutti noi, come anche tanti cristiani dispersi in tutto il mondo, purtroppo ci fermiamo solo sulle ultime parole del Vangelo e non riusciamo a cogliere i tanti aspetti positivi della venuta di Cristo.

Oggi quindi dobbiamo proprio cominciare col lasciarci travolgere dalla stupenda profezia di Isaia. Non possiamo che sperare che si realizzino al più presto queste sconvolgenti visioni del profeta che non solo vede tutti gli uomini impegnati a non studiare più le arti della guerra ma addirittura immagina tutti indaffarati a trasformare le armi in strumenti di lavoro e di coltivazione, cambiando quindi radicalmente l’economia, che sappiamo tuttora basata ancora sulla produzione, il commercio e l’utilizzo delle armi.

A me ogni tanto viene il sospetto che tutte queste guerre diffuse oggi nel mondo servano proprio per consumare le armi vecchie per poterne inventare e produrre di nuove, così il commercio gira e il Pil cresce. Davvero è molto triste pensare che tanti fanno affari sulla pelle dei poveri popoli presi nella morsa della guerra senza una loro reale partecipazione e volontà. 

La gioia di Isaia è anche quella di Paolo che nella seconda lettura ci chiede di impegnarci seriamente a vivere da figli di Dio perché il Signore è vicino e la sua venuta darà senso e compimento a tutte le nostre attese di bene. Per non parlare poi del salmo responsoriale che ci fa cantare e quasi ballare con gioia mentre ci avviciniamo al Signore consapevoli che lui solo è la pienezza della vita e della speranza di ogni uomo. Corroborati da queste profezie e immagini di bene e di felicità possiamo adesso rileggere le parole di Gesù nel vangelo consapevoli che davvero il Signore viene a noi in modo improvviso perché noi purtroppo siamo ingolfati e invischiati nei nostri affari e problemi quotidiani per cui non riusciamo a scorgere la sua presenza e il suo amore.

In realtà lui ci vuole sempre svegli e attenti ai segni della sua presenza nel mondo in modo che ci sentiamo davvero impegnati giorno per giorno a realizzare la sua volontà, quel progetto d’amore che Dio ha per ciascuno e per tutti noi come comunità.

L’apparente durezza delle parole del Signore diventa concretamente un invito pressante a non lasciarci prendere dalle cose esteriori per poter cercare e trovare sempre e innanzitutto ciò che davvero fa il nostro bene, a partire dalla gioia interiore del saperci amati e protetti dal nostro Signore e Dio. Non dobbiamo affatto temere il ritorno ultimo del Signore perché possiamo essere certi che per noi suoi fedeli si tratterà di raggiungere la pienezza della felicità su questa terra e poi nel regno celeste. 

Sappiamo bene quanto la nostra società consumistica ci tenga a farci vivere un bel Natale pieno di tante cose che possiamo e dobbiamo comprare per riempire le nostre case. Ma tutto quello che ci viene proposto, e se siete entrati in qualche grande supermercato sicuramente avrete notato la quantità davvero enorme dell’offerta del mercato natalizio, può soltanto riempirci di altre cose ma non certo il nostro cuore della vera felicità che il Signore ha pensato per noi. Non rinunciamo certamente ai segni esteriori del Natale ma non accontentiamoci del contorno, a noi interessa il centro che è Gesù, il nostro Dio e Salvatore che accetta di diventare come uno di noi perché tutti noi possiamo diventare un giorno come lui, figli amati di Dio Padre al di la dei nostri limiti e delle nostre piccolezze quotidiane sapendo che per noi è riservato un destino di gloria e di felicità infinita nel suo regno.