Crema, 11 agosto 2026
Riceviamo e pubblichiamo
"La scia di accoltellamenti a Crema nel corso degli ultimi mesi che ha portato a due morti e diversi feriti, ha generato un dibattito pubblico su un problema che evidentemente non è più una percezione.
In tutta questa retorica riversata dalle varie cariche istituzionali della giunta cittadina, si è predicato il diritto di vivere in sicurezza e di perseguire i responsabili, ma anche di “realtà da interpretare”, di rifiuto della cultura giustizialista e della “bellezza della nostra umanità” da conservare.
Occorre specificare un dato di fatto incontrovertibile finora omesso: gli autori di questi fatti di cronaca, come di tanti altri analoghi che accadono pressoché quotidianamente, sono cittadini extracomunitari o immigrati di seconda generazione.
Esiste un’evidenza lapalissiana suggerita dai dati ISTAT del 2024, che dimostra come questi ultimi abbiano una propensione a questo tipo di reato superiore di otto volte rispetto a quella degli italiani.
Per quanto le anime belle della convivenza si sforzino con acrobazie dialettiche di fingere di non vedere l’elefante nella stanza, la causa reale di questa deriva resta un dato incontrovertibile e Crema fa da specchio a tante altre città italiane, che assomigliano sempre di più alle varie Molenbek, a Marsiglia, alle Banlieus.
Avendo impegnati diversi nostri amministratori nei contesti istituzionali e amministrativi, sappiamo che i sindaci hanno limitate responsabilità dirette sulla gestione della sicurezza, che sia un ambito di competenza del Ministero del’Interno, delle procure, dei commissariati e delle questure.
Altrettanto vero, però, che esistono chiarissime responsabilità politiche, ideologiche e morali, da parte di coloro che sono organici ai quei partiti che da decenni si prodigano incessantemente per favorire l’immigrazione di massa, clandestina o meno.
Le conseguenze di questa coabitazione forzata hanno dimostrato come le strategie di assimilazione o di integrazione predicate da quella sinistra italiana di cui è esponente la giunta in carica nella nostra città, su vasta scala restino mere chimere: milioni di immigrati di terza e quarta generazione nella Gran Bretagna, in Francia, in Irlanda, nutrono un odio cieco nei confronti della Nazione in cui sono nati e cresciuti.
A nulla sono servite le scuole, i sussidi a pioggia, i servizi sociali.
Sono loro a rifiutare ogni forma di integrazione e questo rigetto diventa una medaglia da appuntarsi al petto.
Questi sono solo alcuni degli effetti generati dagli apprendisti stregoni che stanno mutando profondamente la nostra società, che generano non solo insicurezza, ma anche abbruttimento dei luoghi e sfiguramento delle genti che da sempre abitano i nostri luoghi.
Oggi resta fondamentale focalizzarsi non solo nell’ambito legalitario e securitario, ma difendere il nostro vissuto culturale, identitario e spirituale.
Non siamo cremaschi, italiani ed europei in ossequio al Prodotto Interno Lordo e all’osservanza della legge, ma in virtù di una tradizione ancestrale e di una nostra specificità.
Se la politica ha ancora senso, deve porsi domande serie su questo tema.
La sinistra ha già per sua natura abdicato a questa visione e questa scia di episodi sono una parte di conseguenze che i cittadini autoctoni devono assistere a casa propria, quando non le subiscono direttamente, diventandone vittime.
Progetto Nazionale Crema