Don Natale Grassi Scalvini
Crema, 02 agosto 2026
18 ª Domenica ordinaria anno A
La Parola: Is 55,1-3 Sal 144 Rm 8,35.37-39 Mt 14,13-21
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 14,13-21
In quel tempo, avendo udito della morte di Giovanni Battista, Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati. Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Negli ultimi cinque giorni passati di rifugio in rifugio lungo il famoso sentiero Roma in val Masino, dove si svolge anche il tremendo e affascinante trofeo Kima di corsa in montagna, riservato ovviamente ai superuomini, una delle cose di cui ho sentito la mancanza è stato il pane. Pur mangiando molto bene, approfittando delle specialità della valle, bisogna riconoscere che nei rifugi, probabilmente per la difficoltà di approvvigionamento giornaliero, il pane bisogna proprio chiederlo e lo portano quasi razionato dando invece la priorità alla polenta. Eppure per tutti noi il pane non è solo un buon alimento ma rappresenta quasi il sapore di casa.
Credo che questo sia anche il motivo per cui nei vangeli il racconto della moltiplicazione dei pani rappresenti uno dei segni più significativi e memorabili della divinità del signore Gesù. Non si tratta solo di un gesto straordinario legato alla pochezza degli elementi disponibili per il Signore che riesce a sfamare più di cinquemila uomini più donne e bambini, ma diventa per tutti un segno eloquente della presenza di Dio nella vita quotidiana, come se con lui tutti fossero a casa dove si mangia anche poco ma dove anche un solo boccone di pane significa tanto amore e disponibilità all’incontro e al servizio.
In fondo è quello che anche noi chiediamo spesso al Signore Gesù: poter far parte della sua famiglia e sentirci trattati e amati come veri figli dell’unico Padre. Di fronte quindi a questo invito di Gesù a partecipare anche oggi alla sua mensa non come invitati eccezionali o come ospiti occasionali ma davvero come commensali della tavola casalinga dove trovare il pane quotidiano che è anche il pane della vita eterna non possiamo che rimanere stupiti e profondamente grati per tanto affetto. Come diventa bello e facile poi vivere da cristiani cioè da veri figli di Dio seguendo il suo progetto di vita e la sua volontà, sentendoci familiari suoi e partecipi dello stesso pane quotidiano.
Anche la stessa celebrazione eucaristica non è più solo un dovere da espletare ogni domenica pure in questo periodo estivo dedicato giustamente a qualche giorno di ferie e di riposo, ma è come un ritrovarci almeno una volta alla settimana come famiglia di Dio disponibile a ricevere i suoi doni, il pane e la parola, che poi ci sostengono nel cammino della vita con la forza che solo il Padre celeste ci può dare. La vera fonte della fraternità cristiana e della carità che ci deve contraddistinguere in questo mondo così distratto dall’egoismo e dall’interesse personale o di gruppo, è proprio la presenza dell’amore quotidiano di Dio nei nostri cuori rappresentato chiaramente dai doni dell’eucarestia che ci radunano ogni domenica.
Non perdiamo allora la possibilità di stare un poco con il Signore, dando un po’ del nostro tempo e della nostra attenzione alla sua presenza viva in mezzo a noi e ai segni del suo infinito amore per noi uomini. Poi anche i segni della nostra carità verso i fratelli saranno ancora più significativi e proficui perché non solo aiuteranno qualche nostro fratello a cui manca anche il necessario ma diventeranno per tutti, anche per i distratti e superficiali che pensano solo al divertimento estivo, che c’è sempre qualcosa di importante e di bello da fare per gli altri perché davvero tutti possiamo e dobbiamo sentirci come figli dell’unico Padre e fratelli in Cristo Gesù, chiamati a realizzare qui in terra il regno dei cieli che un giorno si completerà per tutti gli uomini nella casa del Padre.