Il ramo secco della quaresima
Cremasco, 22 febbraio 2026
I Domenica di Quaresima A
La Parola: Gen 2,7-9; 3,1-7 Sal 50 Rm 5,12-19 Mt 4,1-11
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 4,1-11
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio"». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: "Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra"». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: "Non metterai alla prova il Signore Dio tuo"». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: "Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto"». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Nel giardino della parrocchia ci sono molte piante e negli ultimi anni sono cresciute in modo un po’ disordinato. Questo è il periodo più adatto per la potatura e il taglio dei rami cresciuti male. Quando i catechisti hanno proposto come segno per la quaresima un ramo secco su cui appendere di settimana in settimana preghiere e propositi da parte dei ragazzi mi è venuto subito in mente il ramo giusto. Come segno del deserto in cui dobbiamo entrare anche noi seguendo Gesù direi proprio che è molto esplicito. Però anche noi dobbiamo sentirci chiamati a seguire il Signore non solo nel deserto ma anche nella consapevolezza di essere tentati dal peccato.
Credo che per tutti noi già la prima tentazione legata al pane e quindi a tutte le cose materiali di cui abbiamo bisogno ma anche di tutte quelle superflue con le quali ci riempiamo la casa e la vita, sia più che sufficiente per farci sentire davvero deboli e fragili. Certo se la tentazione del diavolo fosse solo quella della fame e del desiderio delle cose forse riusciremmo a cavarcela anche noi, visto che probabilmente abbiamo già tanti beni e quindi magari possiamo anche calmare i desideri. Inoltre son convinto che con un po’ di impegno e di buona volontà quando si tratta di rinunciare a qualcosa magari a favore dei nostri cari, figli o nipoti in particolare, tutti noi ci riusciamo abbastanza bene.
Ma in realtà la tentazione presentata dal racconto evangelico è più profonda. Se infatti ripensiamo alla preghiera del Padre nostro, che recitiamo spesso e volentieri perché è la preghiera che ci ha insegnato proprio Gesù, noi chiediamo il pane quotidiano come dono di Dio. Quindi la vera tentazione di procurarsi il pane, con un gesto miracoloso da parte di Gesù trasformando i sassi in pane, ma anche con tutti i nostri sforzi umani pur legittimi per procurarci il pane e tutte le cose di cui sentiamo il bisogno, è quella di poter pensare di fare tutto noi da soli senza l’aiuto e il sostegno di Dio.
In pratica è un peccato che riguarda proprio la mancanza di fede in Dio e l’orgoglio, sempre rinascente in noi uomini da Adamo ed Eva in poi, di poter essere uguali a Dio e di poter decidere su di noi e sulle nostre cose in completa autonomia.
La fede ci insegna che Dio ci ha dotati del libero arbitrio e di questo non lo ringrazieremo mai abbastanza, per cui tocca a noi scegliere concretamente di compiere il bene e di fuggire il male, ma non dobbiamo mai pensare di essere soli e staccati da Dio perché lui rimane sempre il nostro Padre che non solo ci ha creati ma ci sostiene ogni giorno e desidera averci sempre con se anche nel futuro regno celeste. L’impegno quaresimale che ci accomuna tutti quindi non è solo quello di mostrarci superiori ai desideri materiali rinunciando magari a qualcosa della nostra vita per ricordarci che la parola di Dio è più importante di tutte le nostre cose, ma è soprattutto quello di rafforzare quotidianamente la nostra fede in Dio, attraverso l’ascolto della sua parola e lo sforzo di seguire sempre più da vicino la sua volontà e i suoi comandamenti a partire da quello dell’amore e dell’attenzione vicendevole.
Camminando verso la Pasqua e quindi verso la realizzazione completa della nostra redenzione compiuta attraverso il gesto obbediente di Gesù che per seguire la volontà del Padre ha accettato anche la morte in croce, non possiamo pretendere di arrivare pronti ad accogliere la grazia di questo grande evento se non riusciamo almeno un poco a seguire l’esempio di Gesù anche nella nostra vita.
Quando anche la nostra società, pur ricca di beni, ci sembra un deserto perché è guidata solo dall’interesse personale e dalla ipocrisia, vediamo di aiutare anche il nostro mondo, il nostro deserto, a rifiorire grazie alle nostre opere buone e ai segni di amore che riusciamo a lasciare attorno a noi.