La Casa di comunità di via Gramsci
Crema, 18 luglio 2026
C’è anche quella di Crema tra le Asst della Lombardia che hanno affidato a soggetti esterni i servizi clinico-assistenziali degli ospedali e delle case di comunità. In tutti sono 16 nella nostra regione. Il caso è arrivato in commissione sanità di Regione Lombardia, attraverso un'interrogazione di Onorio Rosati, consigliere di Alleanza Verdi Sinistra, che ha contestato la delibera risalente al 20 aprile parlando di un ulteriore passo verso la privatizzazione.
L'assessore al Welfare, Guido Bertolaso, ha ricondotto la scelta alla carenza di personale, in particolare infermieristico e medico, spiegando che l'alternativa sarebbe stata non aprire le strutture. Nonostante l’assunzione di un buon numero di infermieri, il fabbisogno resta scoperto.
Secondo la Regione, resterebbero comunque in capo al pubblico l'accreditamento, il budget, la vigilanza e la responsabilità organizzativa.
Chi contesta questa scelta afferma che il paradosso è che chi avrebbe il compito di sostenere e incentivare l'offerta pubblica si arrende e afferma che manca il personale e quindi è costretto a ricorrere all'offerta privata.
Chi la difende, invece, sostiene che si tratta di una forma ibrida, dove il privato opera sotto la guida del pubblico. Resta, però, la conseguenza dell’aumento dei costi da parte pubblica, legato proprio alla necessità di convenzionarsi con un privato tramite bando.
Per i sindacati, quella presa è una scorciatoia inefficace che nasconde la polvere sotto il tappeto, evitando di affrontare la vera radice della crisi: la cronica carenza di personale che affligge il Servizio sanitario nazionale.