Crema, 16 agosto 2026
(Dario Dolci) Più facile entrare in una scuola con un mitra che allo stadio con una bandierina. Più facile che qualche parlamentare faccia battaglie per le condizioni dei detenuti nelle carceri che per il trattamento che ormai riceve la gente negli stadi, tifosi organizzati o semplici spettatori che siano. Il rispetto delle libertà individuali negli stadi non esiste più. Una persona non è più libera di andare a vedere una partita dove vuole, come vuole e quando vuole. Ogni anno le restrizioni aumentano, per scoraggiare l’afflusso.
Se il … cattivo giorno si vede dal mattino, quanto successo l’altra sera a Vercelli è l’assaggio di un’altra annata di passione.
A descrivere ciò che è accaduto alla ventina di sostenitori della Curva Sud del Pergo presenti al Silvio Piola basta il comunicato emesso dai loro colleghi vercellesi.
Eccolo: “Durante la partita contro la Pergolettese, c’è stato riferito del trattamento ricevuto dai tifosi ospiti. Un trattamento che riteniamo assurdo e ingiustificato. Sono state fatte storie per il materiale (le bandierine, ndr) e soprattutto nel loro settore è stata impedita la vendita di qualsiasi bevanda, in piena estate. Di fronte a tutto questo, i ragazzi di Crema hanno deciso di andarsene dallo stadio, rifiutando di accettare un trattamento del genere. Per solidarietà, prima della fine del primo tempo, abbiamo tolto tutte le nostre pezze e smesso di cantare, perché non riteniamo accettabile che chi va allo stadio per sostenere la propria squadra venga trattato come un problema da reprimere a prescindere. Oggi è toccato a loro, domani potrebbe toccare a noi”.
I fans cannibali erano entrati allo stadio dopo l’inizio dell’incontro, proprio per via dei controlli e se ne sono andati al minuto 36. In pratica si sono fatti quasi 300 chilometri per vedere mezz'ora di partita. Con 35 gradi di temperatura e il 90% di umidità (capito perché a Vercelli il riso è così bello?), niente bevande.
Non serve aggiungere altro.