Don Natale Grassi Scalvini a Sassopiatto
Cremasco, 18 ottobre 2026
29 ª Domenica ordinaria anno A
La Parola: Is 45,1.4-6 Sal 95 1Ts 1,1-5 Mt 22,15-21
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 22,15-21
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di' a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Parola del Signore.
(Don Natale Grassi Scalvini) Recentemente è uscito un libro che racconta, ovviamente in modo romanzato e con molte parti frutto di congetture e fantasie, la vita di San Giuseppe, il falegname di Nazareth, da noi tutti conosciuto come il papà di Gesù. Questo genere di scritti, che una volta si sarebbero chiamati apocrifi, possono aiutarci a comprendere meglio alcune figure e avvenimenti del vangelo perché cercano di renderli più vicini a noi e quasi contemporanei, con i nostri stessi problemi e con il nostro modo attuale di pensare. Ben vengano, come pure le produzioni cinematografiche che si propongono di rendere più vicino al nostro sentire anche la figura di Gesù, come il famoso The Chosen.
Ma credo che oggi il vangelo tocchi un problema concreto sempre molto attuale che non ha bisogno di attualizzazione: dobbiamo pagare le tasse o no?
Ovviamente la risposta di Gesù non è soltanto una conferma della doverosità di contribuire al bene sociale con il contributo personale delle tasse, e certamente non entra nel merito di come e quando pagare i vari balzelli che nei secoli si sono modificati o aggiornati. Al Signore Gesù interessa che oltre a rispettare i nostri doveri verso la società noi non perdiamo mai la consapevolezza che abbiamo qualcosa da rendere anche a Dio. Se poi proviamo a riflettere un poco proprio su quello che ci viene dato dal nostro Padre celeste e che quindi deve essere nostra preoccupazione tenere sempre in rapporto con lui forse ci accorgiamo che è immensamente di più di quanto riceviamo in beni materiali dalla nostra società dei consumi. Non possiamo dimenticare infatti che noi riceviamo e possiamo quindi godere di molti beni materiali presenti nella nostra società del primo mondo, sicuramente più di quanto possano permettersi tanti popoli della terra ancora privi a volte anche del necessario, ma in realtà da Dio noi riceviamo qualcosa di immensamente più grande.
Capite che non mi riferisco solo alla possibilità di incontrarlo nella preghiera o nell’eucarestia, anche se il dono del pane del cielo, il corpo di Cristo, che ci permettere di vivere in comunione con Dio è un grandissimo dono.
Ma forse Gesù, e io ne sono davvero convinto, si riferisce proprio al dono fondamentale: la vita. Tutta la vita, quella terrena e quella eterna. Se questo è quanto Dio ci offre liberamente e senza nostro merito, perché è indubbio che nessuno di noi ha scelto di venire al mondo, diventa un impegno grandissimo quello di rendere non solo grazie per questo dono, ma ovviamente anche rendere il dono stesso il ricambio che noi dobbiamo a Dio cercando di far fruttificare questo dono in tante opere di giustizia e bontà come lui si aspetta da noi.
L’idea di spendere la nostra vita come una offerta da rendere a Dio la fa diventare davvero quel sacrificio spirituale che noi cristiani dobbiamo dare al Signore: non tanto i gesti o le parole religiose,tanto facili da dire e fare quando siamo in chiesa, ma una vita intera spesa per lui e per gli altri, a partire da quelli più vicini a noi, nelle nostre famiglie e nel nostro paese, perché la presenza del Padre celeste ci renda sempre più degni di questa vita e della prossima vita eterna che ci è promessa.
Le possibilità concrete in cui impegnarci oggi Gesù non le elenca, ma non potrebbe neanche perché il vangelo è legato al suo tempo, ma l’insegnamento è ancora più attuale oggi di allora, proprio per noi che viviamo in un mondo che ci spinge sempre più a chiuderci in noi stessi, da solitari, per poter spendere e consumare sempre di più spinti ad appagare con i beni materiale quel senso di vuoto che ci da l’assenza di un vero scopo nella vita. Il Signore Gesù questo scopo lo offre pieno ed impegnativo. Lasciamoci convincere da queste sue parole perché ridare a lui la nostra vita nell’amore a Dio e ai fratelli in questo mondo ci spalancherà un giorno l’ingresso nella vita vera ed eterna che lui ha preparato per ciascuno di noi nel regno dei cieli.