Crema News - Noi, chiamati a compiere meraviglie Don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 14 giugno 2026

11 ª Domenica ordinaria anno A

 La Parola: ​Es 19,2-6  Sal 99  Rm 5,6-11 Mt 9,36-10,8

 Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9,36-10,8

 In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore.

 

(Don Natale Grassi Scalvini) Da giovane seminarista ho chiesto un giorno a un mio amico prete, che ci ha lasciato ormai da parecchi anni, se fosse bello fare il prete. La risposta è stata chiara: sì, molto, anche se ogni tanto il vangelo è scomodo. Certe volte mi vien voglia di rincarare la dose e dire che non solo è scomodo ma che certi discorsi di Gesù sono anche difficili da capire e quindi da mettere in pratica. Oggi direi che è uno di quei brani. Innanzitutto infatti rimango stupito nel sentire Gesù, il salvatore del mondo, il Figlio di Dio incarnato e morto in croce per salvare tutti gli uomini, che manda a predicare e a far del bene i suoi discepoli ma si raccomanda che non escano neanche dai confini di Israele, non parlando neanche con i vicini cugini samaritani e di pensare solo ai quattro gatti di Israele.

Sappiamo che questo in fondo dimostra come davvero le parole di Gesù raccolte nei vangeli sono state prima ascoltate e poi ricordate proprio da apostoli e seguaci di stirpe ebraica e quindi con una certa precomprensione negativa proprio verso i cugini palestinesi.Comunque è anche vero che poi troviamo raccolti nei vangeli tante parole di Gesù che ci invitano invece ad aprire il cuore e la mente a tutti gli uomini senza alcuna distinzione, per cui possiamo davvero sentirci chiamati a essere tutti fratelli mettendo in pratica il comandamento dell’amore che proprio lui ci ha dato. Ma poi rimango stupito anche dal fatto che i dodici siano stati mandati da Gesù con straordinari poteri, anche quello di poter risuscitare i morti e che poi, pur con una tale esperienza alle spalle siano riusciti a scappare e a non fidarsi completamente di Gesù nel momento cruciale della passione, come se tante esperienze vissute con Gesù e grazie a lui fossero passate nel dimenticatoio. 

Ma la parola che ci fa riflettere di più, proprio perché scomoda e tanto lontana dal nostro modo di pensare odierno è l’ultima: date gratuitamente perché avete ricevuto gratuitamente.

Innanzitutto noi infatti siamo convinti che tutto ci sia dovuto, sia le nuove generazioni, che ovviamente son convinte che i genitori e gli adulti siano dei gentili schiavetti sempre pronti a fare e dare tutto ciò che vogliono, ma anche noi adulti facciamo tremendamente fatica a riconoscere che abbiamo ricevuto tanto perché in fondo siamo convinti che ciò che siamo e abbiamo sia frutto del nostro ingegno, della nostra fatica e delle nostre capacità.

Con simili premesse capite che è davvero difficile mettere poi in pratica l’invito di Gesù a dare gratuitamente, visto che tutto ci appartiene di diritto o per merito nostro. Il modo di pensare di Gesù è davvero molto lontano non solo dal comune buon senso della nostra epoca, ma anche dal sentire quotidiano di noi cristiani che pure pensiamo di essere tra i suoi seguaci fedeli.

Ma la scomodità del vangelo non dobbiamo vederla come un ostacolo insormontabile, anzi è l’occasione per renderci conto che siamo tutti chiamati a compiere meraviglie nella nostra vita. Anche senza compiere gesti miracolosi ed eccezionali. basta impegnarsi a vivere con semplicità e consapevolezza ogni nostra giornata sentendoci sempre uniti al Signore Gesù e chiamati a continuare adesso le sue grandi opere nelle nostre normali occupazioni quotidiane.

Per il Signore Gesù è molto più importante il modo e l’intenzione con cui noi compiamo i nostri doveri 0rdinari piuttosto le grandi azioni spettacolari che oggi magari si fanno solo per essere ammirati sui social. Siamo concretamente chiamati a non perdere l’occasione di essere davvero straordinari operatori di ordinarie meraviglie quotidiane.