Crema News - Crema - Le mura venete Ilaria Chiodo, Umberto Cassi, Mario Cassi e Attilio Puerari

Crema, 27 marzo 2026

(Boris Parmigiani) L’Araldo in collaborazione con il TCI ha presentato uno studio elaborato da Umberto Cassi sulle Mura Veneziane di Crema nella storia.

Dopo i saluti istituzionali iniziali del consigliere comunale Ilaria Chiodo che ha voluto ringraziare e rimarcare l’importanza di questo studio approfondito su un luogo specifico della città, nel suo breve intervento ha voluto anche sottolineare principalmente l’aspetto positivo di un giovane, Umberto Cassi, che si è occupato di approfondire e porre attenzione a luoghi e aspetti del patrimonio culturale, artistico e storico della città. Purtroppo questi fatti e questi luoghi che raccontano momenti e avvenimenti importanti della nostra storia spesso sono poco valorizzati se non addirittura dimenticati.

Il primo intervento a opera di Gian Attilio Puerari, vice presidente dell’Araldo, è stato un interessantissimo excursus storico che partendo dall’origine della città e della sua ulteriore crescita, ha posto e rimarcato l’attenzione sulla costruzione delle sue difese esterne che si sono modificate nel corso dei secoli a seguito del suo normale sviluppo e ampliamento.

Probabilmente la struttura della città è inizialmente quella di un insediamento militare con una cinta fortificata in palizzate di legno.

Nei secoli, crescendo e perdendo in parte la funzione militare, questo insediamento si articola ulteriormente anche attraverso la costruzione di abitazioni civili. Con il passare del tempo, ampliandosi, subentra la necessità di aumentare e potenziare le sue fortificazioni. Nel 1159, anno dell’assedio della città da parte di Federico Barbarossa, le mura erano ben strutturate con dei torrioni e un fossato.

Le mura non sono più piatte ma hanno degli spigoli vivi alle estremità e arrotondate in prossimità di torri per fare in modo che i proiettili vengano deviati e l’impatto risulti meno devastante.

Le difese non sono più solo passive, ma diventano attive con la possibilità da parte degli assediati di movimentare artiglieria sulle mura per contrastare gli assedianti.

Quando nel 1449 Crema entra nell’orbita della Repubblica di Venezia, in qualità di provincia veneziana, ottiene privilegi e autonomia. Questo gli permette di progettare e costruire una nuova cinta muraria con partecipazione alle spese da parte della stessa repubblica veneta. Le mura quindi vengono modificate, vengono aggiunti dei bastioni e la lunghezza totale delle mura arriva a 2720 m. con un’altezza di 7 m.

Con la caduta della repubblica di Venezia per mano dei Francesi nel 1797, le mura vengono quasi interamente smantellate privatizzando le porte e i vari torrioni.

Napoleone arriva a Crema nel 1797 e nella sua smania iconoclastica distrugge l’archivio storico della città compreso tutto quanto faceva riferimento alla nobiltà (le parrucche e gli stemmi dei rettori veneti che vengono scalpellati come ancora si può vedere sulla parte alta del colonnato di piazza Duomo).

Altri avvenimenti contribuiscono alla loro distruzione: il terremoto del 12 maggio 1802 e la vendita nel 1809 del castello edificato in zona porta Serio.

Nel 1816 arrivano gli austriaci che vi rimangono fino al 1859; tengono quel che rimane delle mura come baluardo per far pagare il dazio a chi entra in città.

Come ultima operazione, nel 1919 vengono demoliti gli edifici posti a fianco di porta Serio e di porta Ombriano e sbrecciate le mura in diversi punti per farne dei passaggi viari.

Oggi non è rimasto quasi nulla. Solo qualche porzione che serve solo a portare alla memoria un passato memorabile ormai dimenticato.

E’ auspicabile che ciò che è rimasto non diventi vittima di abbandono, ma al contrario venga recuperato, restaurato e valorizzato per non perdere e dimenticare ciò che è stato importante per la formazione e la crescita di Crema nel tempo.