Alex Zanardi
Crema, 02 maggio 2026
Ricordo di Alex Zanardi, il campione che ci ha lasciato oggi.
"Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profondo cordoglio per la scomparsa di Alex Zanardi, una figura che ha attraversato il nostro tempo lasciando un’impronta che supera i confini dello sport per entrare pienamente nel campo della coscienza civile e della cultura dei diritti.
Raccontare Zanardi significa evitare la scorciatoia retorica dell’eroe invincibile. La sua grandezza non risiede nell’aver “sconfitto” il dolore, ma nell’averlo abitato senza mai negarlo, trasformandolo in un linguaggio condivisibile. Dopo l’incidente del 2001, che ne cambiò radicalmente il corpo e il destino, egli non ha semplicemente ricominciato: ha ridefinito il senso stesso del ricominciare, mostrando che la dignità non coincide con l’integrità fisica ma con la possibilità di continuare a progettare, scegliere, partecipare.
In questa prospettiva, il suo contributo ai diritti umani è stato tanto silenzioso quanto rivoluzionario. Zanardi ha inciso nel modo in cui la società guarda alla disabilità, sottraendola alla narrazione pietistica o eccezionale e restituendola alla dimensione della cittadinanza. Non ha chiesto compassione, ma condizioni. Non ha rivendicato ammirazione, ma accesso. E così facendo ha reso evidente una verità spesso dimenticata: i diritti non sono concessioni, ma strutture che devono permettere a ciascuno di esistere pienamente.
La sua traiettoria, dalla Formula 1 ai trionfi paralimpici, non è una parabola di redenzione individuale, ma una lente attraverso cui leggere le responsabilità collettive. Ogni sua vittoria nell’handbike, ogni ritorno in pista, ogni apparizione pubblica metteva implicitamente in discussione l’ambiente sociale: siamo davvero pronti ad accogliere tutte le forme della vita umana? Oppure continuiamo a misurare il valore delle persone secondo parametri ristretti, escludenti, spesso invisibili?
Anche negli anni più difficili, dopo il secondo grave incidente del 2020 nei pressi di Pienza, Zanardi ha continuato a rappresentare, pur nel silenzio, una presenza etica. La sua vicenda ha sottratto spazio alla spettacolarizzazione della fragilità, restituendo profondità al concetto di vulnerabilità come condizione universale, non come eccezione da compatire o da esaltare.
Per il mondo della scuola, la sua figura non può essere ridotta a un esempio motivazionale. Sarebbe una semplificazione ingiusta e, in fondo, deresponsabilizzante. Zanardi ci consegna invece una domanda più esigente: quale idea di umanità educhiamo ogni giorno? Se l’inclusione resta una parola, la sua testimonianza la smaschera; se diventa pratica, allora trova in lui una delle sue espressioni più autentiche.
Educare ai diritti umani, oggi, significa anche raccogliere questa eredità. Significa costruire contesti in cui nessuno debba dimostrare di essere “straordinario” per essere riconosciuto. Significa comprendere che la libertà, l’uguaglianza e la dignità non si affermano attraverso storie eccezionali, ma attraverso la normalità resa accessibile a tutti.
Alex Zanardi ci lascia una lezione che non consola ma interroga. Non invita semplicemente a resistere, ma a trasformare. Non chiede di ammirare, ma di cambiare sguardo. Ed è proprio in questo passaggio, discreto e radicale, che il suo contributo ai diritti umani e civili continuerà a vivere".
prof. Romano Pesavento (presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina Diritti Umani)