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Cremona, 28 ottobre 2026
(Andrea Biraghi) Quasi un'assunzione programmata su tre nelle province di Lodi e Cremona è destinata a lavoratori stranieri, ma molti immigrati finiscono per svolgere mansioni inferiori al proprio livello di istruzione. È quanto emerge incrociando i dati del Dossier Statistico Immigrazione 2026, presentato ieri a Milano, con quelli del sistema Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro.
Nel Lodigiano le imprese hanno programmato lo scorso anno 4780 ingressi di lavoratori stranieri su 14.830 complessivi, pari al 32,2%. Nel Cremonese gli ingressi previsti sono stati 8810 su 28.300, il 31,1%. Complessivamente si tratta di 13.590 assunzioni programmate, con percentuali superiori alla media lombarda del 29,2%.
La richiesta di personale straniero riguarda soprattutto il lavoro manuale. Nel Cremonese il 48,1% degli ingressi programmati è destinato a operai specializzati e conduttori di impianti, percentuale che nel Lodigiano raggiunge il 46%. Le professioni non qualificate rappresentano invece rispettivamente il 23,1% e il 25,4% delle richieste.
A livello regionale emerge però un problema nella valorizzazione dei titoli di studio. Secondo il dossier, realizzato dal Centro Studi e Ricerche IDOS con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil Lombardia, il 29,5% dei lavoratori stranieri svolge mansioni inferiori alla propria formazione, contro il 23,3% degli italiani. Inoltre, il 31,2% è impiegato in professioni non qualificate e soltanto l'11,4% ricopre ruoli qualificati, contro il 44,1% degli italiani.
I dati evidenziano quindi due aspetti del mercato del lavoro: da una parte la forte domanda di personale straniero, particolarmente evidente nelle province di Lodi e Cremona, dall'altra le difficoltà nel valorizzarne le competenze. Le percentuali relative alla sottoqualificazione riguardano l'intera Lombardia e non permettono di stabilire quanti lavoratori stranieri siano impiegati al di sotto del proprio titolo di studio nelle due province.