Crema, 15 luglio 2026

Hanno risposto alle domande della Gip Elisa Mombelli tre arrestati per l'assassinio di Youssef Rama Abdelaziz. Il giudice è entrato nel carcere di Cremona alle dieci ed è uscito doppo le 13.

Primo a parlare con la giudice è stato Ndiaye Papa Mamadou, il senegalese accusato di aver accoltellato la vittima. L'uomo, 26 anni, ha raccontato al giudice di ruggini tra di lui e Abdelaziz dovute dapprima a una lite con il suo amico Bairon Hohksa per la quale si era messo in mezzo anche il padre di Bairon, riuscendo a calmare gli animi, ma poi la lite si era spostata contro Ndiaye. Secondo quest'ultimo, Youssef e il suo gruppo lo tormentavano e la sera dell'omicidio era stato Youssef ad aggredire Ndiaye nel bar. Dopo che il litigio era stato sedato, Ndiaye voleva andare dal fratello maggiore di Youssef per mettere fine alla diatriba. Ma poi nel vicolo di viale Repubblica, lui e gli altri due, Bairon Hohksa e Elhaddad Ahmed Mamadu Moustafa Moustafa Ali hanno trovato Youssef e i suoi amici. Youssef gli ha spruzzato spray al peperoncino negli occhi e poi lo ha colpito con una catena di bicicletta. Lui, accecato ha vibrato colpi di coltello a casaccio, colpendo mortalmente Youssef. Quando si è reso conto di che cosa fosse successo, Ndiaye è scappato.

Anche gli altri due detenuti hanno risposto alle domande della giudice, fornendo versioni più o meno simili. I tre erano assistiti dagli avvocati Corrado Locatelli (Ndiaye Papa Mamadou), Dario Candeloro (Bairon Hohksa) ed Elena Scotuzzi (Elhaddad Ahmed Mamadu Moustafa Moustafa Ali).

La Gip si è riservata di decidere e domani comunicherà se i tre dovranno restare in carcere o, almeno per qualcuno il regime carcerario sarà attenuato

Stamane il giudice ha deciso che domattina affiderà l'esame autoptico sul cadavere di Abdelaziz, che dovrebbe essere eseguito entro venerdì per poi restituire il corpo di Youssef alla famiglia che lo invierà in Egitto dove si svolgeranno le esequie.