Crema News - Pandino - "Sindaco, ma quanto ci costi?" Luigi Galimberti, Eliana Curti e Jacopo Bacchi di Uniamo Pandino

Pandino, 05 luglio 2026

(Gianluca Maestri) Oltre 163mila euro. È quanto secondo il gruppo di minoranza Uniamo Pandino, che cita i dati della ragioneria del comune, è costata alle casse municipali l’amministrazione del sindaco Piergiacomo Bonaventi nel solo 2025.

“L’anno passato - afferma la consigliera di minoranza Eliana Curti - il primo cittadino ha avuto un costo complessivo di 66mila euro; per il suo vice Riccardo Bosa oltre all’indennità di funzione di 12mila euro va aggiunto un costo di 15mila euro versati alla sua azienda come rimborso per permessi e attività politica, un totale di 27mila euro con una variazione per rimborso fra 2024 e 2025 del 2000%. Quanto agli assessori Federica Galasi, Alessandra Scotti e Francesco Vanazzi (ormai ex, essendosi dimesso) nel 2025 hanno prodotto una spesa complessiva di 64.800 euro”.

A questi soldi Uniamo Pandino somma i 4800 euro percepiti lo scorso anno dall’ex presidente del consiglio comunale, oggi assessore, Alessandro Mariconti (“Mai coordinatore super partes, più un premio economico-politico che una reale esigenza amministrativa” secondo la minoranza). A fronte di queste cifre vi sono i 630 euro percepiti dai consiglieri di Uniamo Pandino l’anno scorso. Da tutto ciò, secondo il consigliere Jacopo Bacchi, emerge un dato preoccupante: “Mentre la spesa per il sociale diminuisce il costo della politica aumenta”. “Non stiamo dicendo -aggiunge Luigi Galimberti- che quanto percepito dai membri dell’amministrazione Bonaventi non sia dovuto per legge o sia qualcosa di illegittimo. Diciamo piuttosto che considerando lo stato in cui versa il nostro paese riteniamo che questi amministratori ci siano costati fin troppo”.

Secca la replica del gruppo di maggioranza che accusa l’opposizione di mancanza di trasparenza mostrando il numero più grande e lasciando che il cittadino arrivi esattamente alla conclusione che gli si vuol suggerire.

“Le indennità di sindaco, vice e assessori -affermano dalla maggioranza- sono previste dalla legge, esattamente come i permessi per mandato elettivo dei lavoratori dipendenti. Amministrare significa sacrificare tempo, lavoro e vita privata e gli amministratori pandinesi si spostano sostenendo personalmente le proprie spese, senza chiedere rimborsi al comune. Nel 2019 il sindaco ha lasciato il proprio lavoro per dedicarsi al comune rinunciando ad una parte del proprio reddito. Questo la minoranza non lo dice ma fa un confronto coi gettoni di presenza dei propri consiglieri, un paragone talmente assurdo da risultare offensivo. Dove avevano scritto, quelli di Uniamo Pandino, che se avessero vinto le elezioni avrebbero rinunciato alle indennità? Da nessuna parte. Non prendiamo stipendi da parlamentari e non accettiamo più che venga insinuato che l’esercizio di un mandato pubblico significhi rubare denaro ai servizi sociali”.