Izano, 16 luglio 2026

(Dario Dolci) Come diceva Bebe Vio, “Fatti dire che è impossibile e dimostra a tutti che puoi farcela”.

Ed è quanto ha fatto Marco Gipponi, che ha conquistato ancora una volta il titolo di campione Italiano di danza paralimpica. Un risultato frutto di anni di impegno, costanza e fiducia reciproca. La sua è una di quelle vittorie che valgono molto più di una medaglia. E’ una vittoria che racconta di coraggio, determinazione, fiducia e della forza di non arrendersi mai. “Da anni EM Danza – spiega l’insegnante Elena Pariscenti - crede nella danza paralimpica, perché prima ancora dello sport crede nelle persone e nelle loro infinite possibilità. Quello di Gipponi è un percorso costruito con passione, studio e tanto lavoro, che ci ha regalato un’emozione immensa e un importante messaggio: la danza non guarda la disabilità. La danza vede il talento, il cuore, la voglia di crescere e di emozionare”. Il 2026 ha regalato grandi soddisfazioni alla scuola di ballo di Izano e ai tecnici Elena Pariscenti e Mirko Gandelli: ben 5 medaglie d’oro ai campionati italiani di danza sportiva. Oltre a Marco Gipponi c’è stata un’altra vittoria targata EM danza nelle danze paralimpiche per Damiano Cemin, nella sede EM del Trentino Alto Adige, che al suo primo anno ha conquistato il titolo tricolore, dimostrando che la disabilità non definisce i limiti di una persona. “I risultati – aggiunge Pariscenti - non arrivano per caso. Nascono dallo studio, dalla preparazione e dalla scelta di puntare sempre sulla qualità. Più delle medaglie, ci rende fieri il percorso che ci ha portati fin qui. Negli ultimi anni abbiamo scelto di investire continuamente nella formazione”. L’insegnante ha conseguito quest’anno la sua seconda laurea in Scienze Motorie, ottenendo anche la qualifica specifica per il lavoro con la disabilità e continua il suo percorso di studi, perché crede che non si debba smettere mai di imparare. Gandelli, da 30 anni infermiere, porta ogni giorno nella scuola la sua esperienza sanitaria, la sua sensibilità e la sua capacità di leggere i bisogni di ogni persona. A tutto questo si aggiungono il loro percorso come mental coach, gli anni di esperienza nella danza e la volontà di costruire un metodo che metta davvero la persona al centro. “Puntiamo sulla qualità – afferma Gandelli - costruiamo fiducia, autonomia e autostima. Crediamo che ogni atleta meriti un percorso personalizzato, studiato sulle sue potenzialità”. Ed è proprio questo che si è visto chiaramente in pista. La differenza non l’hanno fatta le coreografie. L’hanno fatta la qualità, la preparazione, la cura dei dettagli, il lavoro tecnico, mentale e umano costruito giorno dopo giorno. Le medaglie sono il risultato finale.