Dal territorio, 07 novembre 2026

(Annalisa Andreini) Il castagnaccio: il dolce dell’autunno lombardo.

Nel territorio cremasco è noto con il nome di patùna, con cui ha piccole somiglianze e differenze.

È una torta molto semplice, della tradizione contadina, che si prepara solo con la farina di castagne e un po’ di acqua o acqua zuccherata (poi sostituita dal latte). 

Un dolce, che era diffuso negli Anni Cinquanta e Sessanta e che si acquistava dal fruttivendolo (qualcuno ancora oggi nel Cremasco lo propone, come il fruttivendolo di Capralba) o agli angoli delle strade. 

Il castagnaccio, invece, è un po’ più ricco della patùna perché prevede l’aggiunta delle uva passa, spesso ammollata nel Marsala, dei pinoli e di qualche aghetto di rosmarino.

La preparazione in entrambi i casi è semplicissima: si setaccia la farina di castagne e si aggiunge a filo il latte, mescolando per evitare la formazione di grumi e poi l’uvetta ammollata nel Marsala.

Essendo già dolce la farina di castagne, si evita di aggiungere altro zucchero.

Volendo, per un composto più uniforme, si può anche frullare. Poi si fodera una teglia di carta forno bagnata e strizzata( un tempo si usava solo l’olio), si versa il composto livellandolo bene (qualcuno lo preferisce più alto, qualcuno più basso, l’ideale sarebbe un centimetro), si può arricchire con pinoli e rosmarino e un filo d’olio evo e si inforna a 180 gradi per una mezz’ora. Prima di togliere il dolce dal forno attendere qualche minuto.

La cottura sarà perfetta quando compariranno in superficie le tipiche crepe.

È consigliabile farla riposare un giorno per assaporarla al meglio. 

È perfetta anche per i celiaci, utilizzando una farina di castagne consentita( senza contaminazioni con altre farine). 

Per un gusto più goloso si può accompagnare con della panna montata o della crema all’inglese.

È il tipico dolce che apre le porte all’arrivo dell’autunno e ben si accompagna ai primi pomeriggi di atmosfere calde da godersi sonnecchianti sul divano.