Don Natale: "Ognuno ha un compito ma tutti concorrono per il bene comune"

Cremasco, 08 maggio 2022

IV Domenica di Pasqua C

La Parola: At 13,14.43-52 Sal 99 Ap 7,9.14-17 Gv 10,27-30:

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 10,27-30

In quel tempo, Gesù disse: "Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola".


Credo che noi sacerdoti potremmo fare un accordo con gli amici agricoltori. Abbiamo appena iniziato il bel impegno di passare casa per casa a portare la benedizione pasquale alle famiglie e di colpo, dopo mesi e mesi di siccità, comincia a piovere in maniera abbondante, dando così risposta alle preghiere e speranze dei coltivatori della terra, desiderosi di acqua per favorire il loro raccolto.

Per la verità però un po’ tutti noi siamo d’accordo che abbiamo bisogno di acqua, consapevoli dei cicli naturali, anche se probabilmente qualcuno ancora non sarà contento, magari proprio i pastori che dovendo vivere all’aperto con le loro greggi non sempre sono ben disposti a subire temporali e acquazzoni. Ma per fortuna pochissimi di noi fanno questo lavoro e dalle nostre parti non è certo normale vedere greggi al pascolo. Invece Gesù si serve spesso della similitudine del pastore e del gregge, essendo una esperienza comune e ben conosciuta nel suo ambiente di vita, così diverso e lontano dal nostro nel tempo e nelle consuetudini. Tuttavia dobbiamo riconoscere che la parabola del buon pastore e del suo fedele gregge, così come il rapporto unico che li lega, è davvero molto significativo e ci aiuta molto bene a comprendere le profonde intenzioni del Signore Gesù che ci pensa uniti a lui e al Padre in modo incredibilmente stabile e sicuro, proprio come le pecore con le loro guide e protettori.

Prima però di pensare al legame e alla fiducia che le pecore, cioè noi, dovremmo avere verso il pastore, e alla necessità che anche tra di noi sorgano dei pastori che continuino l’opera di Gesù e del Padre, è giusto e necessario riflettere sull’amore che la Trinità intera nutre per noi uomini, al punto da proporsi a noi come Pastori, pronti a vivere sempre uniti alle loro pecorelle, disposti a condividere ogni momento con loro, sia quelli belli e tranquilli, quando il pascolo è sicuro e protetto, come anche quando il lupo, cioè il male e la sofferenza, come per esempio proprio la guerra che stiamo vivendo quasi in diretta grazie alla eccezionale copertura mediatica che ci viene offerta, minaccia e spaventa noi fragili creature. Una volta consapevoli del grande affetto che Dio, Padre e Figlio e Spirito, ha rivolto a tutti, possiamo chiederci se siamo pronti a corrispondere in maniera adeguata a tutto questo amore riversato su di noi.

Innanzitutto siamo infatti chiamati a rimanere sempre uniti in comunione con lui, trovando tempi e modi per staccarci dai nostri presunti inderogabili impegni quotidiani, che ci tengono tante volte lontani dal Signore, preoccupati solo delle necessità materiali e concrete, indottrinati dalla pubblicità e dai suggerimenti perentori di quanti han pensato e deciso per noi che cosa sia davvero importante nella nostra vita. Ma altrettanto importante è per noi pecorelle di Dio, come chiamava confidenzialmente san Francesco i suoi seguaci, saper camminare insieme agli altri nostri fratelli, di comune accordo, e come si dice adesso, con un cammino sinodale. Senza scomodare paroloni e fare grandi proclami e documenti, basterebbe che ciascuno si sentisse parte di un organismo vivente unico, dove ognuno ha un proprio ruolo e compito, ma in cui tutti concorrono al bene comune, mettendosi all’ascolto e al servizio gli uni degli altri. Ora che siamo chiamati a superare pian piano anche la territorialità campanilistica dell’essere comunità cristiana, attraverso la nuova esperienza delle unità pastorali, dobbiamo davvero trovare nuovi e più coinvolgenti modi di vivere in comunità, ri- conoscendo innanzitutto quel legame davvero unico che ci unisce, non più basato sulla residenza anagrafica ma piuttosto sull’amore infinito del grande Pastore delle nostre anime, lui che ha dato la sua vita per tutti noi. Le parole di Gesù sembrano lontane nel tempo ma sono davvero profeti- che: abbiamo ancora parecchia strada da fare per imparare a vivere come unico gregge con un solo Pastore, pronti ad ascoltare la sua voce e a seguire i suoi insegnamenti, ma questa è l’unica possibilità che ci è restata per poter vincere il male e sperare di poter costruire un mondo migliore, ricco di bene e futuro per tutti gli uomini.


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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