La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 25 luglio 2021

17a Domenica ordinaria anno B

La Parola: 2Re 4,42-44 Sal 144 Ef 4,1-6 Gv 6,1-15

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.


Abbiamo concluso la bella esperienza del Grest parrocchiale. I problemi di salute, con ricovero e convalescenza non mi hanno certo permesso di partecipare pienamente alle attività dei ragazzi, assicurando in realtà la mia presenza quasi solo al momento del pranzo. Come sempre io e don Francesco abbiamo dovuto adattarci un poco. Abituati come siamo a decidere noi il menù giornaliero non è semplice tornare quotidianamente alla situazione di mensa, chiedendoci anche noi come i ragazzi che cosa ci avesse preparato ogni giorno lo staff della cucina, pronti ad accettare quello che ci veniva proposto: si mangia quel che c’è. Un po’ come Gesù che per compiere uno dei miracoli più famosi e dall’impatto fortissimo sui presenti, visto che volevano farlo addirittura re, non ha aspettato le condizioni più favorevoli o gli strumenti più adatti: ha preso atto di quel che c’era e con cinque pani d’orzo e due pesci ha dato da mangiare a cinquemila persone e più. Non certo per proporsi come un precursore di MacGyver, capace di districarsi nelle necessità con il poco a disposizione, ma piuttosto per indicarci chiaramente che per iniziare a fare il bene non dobbiamo aspettare l’occasione giusta e le condizioni adatte. Se si può fare del bene non dobbiamo aspettare, e quel che possiamo dare diventa subito necessario condividerlo. Anche i recenti sviluppi delle norme preventive del contagio sembrano infatti suggerirci di stare calmi, di aspettare tempi migliori, di non esporci troppo. Certo questo va bene per quanto riguarda l’attenzione a non mettere a rischio la salute degli altri con comportamenti imprudenti e non rispettosi, ma non significa affatto che dobbiamo astenerci dal fare il bene perché ci sono delle limitazioni. Gesù ci suggerisce esplicitamente di metterci a dare una mano a chi ha bisogno condividendo quello che abbiamo, anche se poco e non risolutivo, magari per tanti motivi non dipendenti dalla nostra volontà. Quando chiediamo che rinnovi su noi l’effusione del suo Spirito non è perché vogliamo vedere le fiammelle sulla testa o metterci a parlare in tutte le lingue, ma perché ci illumini e ci suggerisca azioni con- crete, subito realizzabili, per alleviare il disagio o la sofferenza di tanti nostri fratelli, sia quelli facilmente raggiungibili dalle nostre mani, qui a casa nostra, sia per quelli che possiamo aiutare a distanza sostenendo per esempio i nostri amici missionari cremaschi, preti, suore e laici impegnati anche oggi in tutto il mondo portare a tanti l’aiuto necessario partendo anche dal poco che ciascuno di noi può dare. Chiediamo con fiducia al Signore che sostenga la nostra buona volontà e non ci faccia mai mancare la fantasia necessaria per trovare il modo concreto di andare incontro ai fratelli con quello che abbiamo a disposizione qui ed ora, cercando sempre e comunque il bene di tutti.

(Nel mese di Luglio non riesco a preparare il video della riflessione, ci rivediamo ad Agosto ) 


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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