Lettera al presidente Casorati, assente alla riunione dei sindaci

Crema News - Caro Casorati...

Crema, 11 febbraio 2020



La riunione dei sindaci di sabato scorso, in merito al peso che dovrebbe avere il cremasco nell'ambito provinciale, ha visto molte assenze, tra le quali quella di Aldo Casorati, presidente dell'Area omogenea. La cosa è stata notata e, tra gli altri, la comunità socialista la sottolinea e dà alcuni suggerimenti.


Caro Aldo Casorati, presidente di Area omogenea cremasca,

la Comunità socialista cremasca, dopo aver assistito alla riunione di sabato 8 marzo 2020, promossa dai sindaci Stefania Bonaldi e Grassi Antonio, ha deciso di inviarti le considerazioni di seguito riassunte.

Tra la dilagante visibilità dei sindaci di Crema e di Casale Cremasco e la Tua non partecipazione all’evento, immaginiamo ben ponderata, a nostro avviso giacciono altre questioni aperte, non affrontate nell’ assemblea.

Alla tardiva “regolazione dei conti” con i Comuni usciti da SCRP non può essere sacrificato il destino futuro dell’area omogena cremasca, nell’ambito della provincia di Cremona.

A questo proposito sarebbe opportuno un Tuo più esplicito chiarimento sulle cause che stanno impedendo una ricomposizionme politica sull’argomento, dopo l’ avvenuto scioglimento della spa citata, ed il confluimento delle sue attività operative alla società Consorzio.it, maggiormente controllata dai comuni.

Tutto cio premesso, alla luce delle distorsioni prodotte dalla riforma del Delrio (anno 2014 ), annunciata con grande enfasi soprattutto per l’abolizione delle Province, poi in realtà mai cancellate, per la bocciatura referendaria ( anno nel 2016 ) della revisione costituzionale proposta dal Governo Renzi, oggi più nessuno contesta l’esigenza di porre rimedio alla situazione in essere.

Come nel resto d’Italia, anche nella nostra provincia e nella nostra zona, si sono manifesti tutti gli effetti negativi della superficialità e della improvvisazione legislativa: le Province sono in vita, ma senza risorse sufficienti a far fronte ai compiti ancora assegnati, con Organi amministrativi non eletti dal voto popolare, ma essenzialmente frutto di accordi politici, i Comuni, specialmente quelli di piccola dimensione, vivono costantemente oppressi, nello svolgimento delle loro attività, da vincoli finanziari e normativi assurdi, quali gli adempimenti pari a quelli delle grandi città, le Regioni hanno ormai assunto stabilmente, il compito di erogatori esclusivi di soldi, contravvenendo alle loro prerogative originali di Enti legislativi.


Un nuovo assetto delle autonomie locali è senza alcun dubbio necessario ma , partire demagogicamente dalla demolizione e dalla cancellazione dei livelli amministrativi delle Province e dei piccoli comuni, anziché, per esempio, dalla riduzione e razionalizzazione delle Regioni, è stato un grave errore con danni e disagi in tutte le comunità locali più direttamente a contatto con i cittadini.


A dieci anni dalla legge 78/1010, nel nostra zona, opportuna ci sembra anche una riflessione oggettiva sui risultati ottenuti sul fronte della associazione obbligatoria dei servizi comunali tra i piccoli comuni, ripetutamente oggetto di proroghe.

A nostro avviso siamo di fronte ad un bilancio assai contradditorio ove :

- gli incentivi finanziari concessi a favore delle fusioni tra i piccoli enti, non hanno convinto gli amministratori locali, ma nemmeno i cittadini che hanno espresso la loro contrarietà agli accorpamenti proposti,

- limiti e risultati variegati sono emersi nelle unioni tra comuni : a fronte di qualche buona esperienza, altre si sono interrotte per il maggiore costi dei servizi, rispetto a quelli gestiti in proprio dal singolo comune,

- strategicamente deboli, infine, si sono rivelate anche le convenzioni tra i piccoli enti, adottate a maglia variabile, senza una visione più generale delle problematiche esistenti.

Un mosaico variegato e complesso, nel quale, secondo noi, occorre intervenire con maggiore convinzione da parte della assemblea dei Sindaci dell’area omogenea, per ristabilire l’importanza di indirizzi politico- amministrativi condivisi, pari a quelli necessari e da ritrovare, sui rapporti con le società partecipate.

Lo sfilacciamento oggi esistente tra i Comuni del cremasco, non conviene oggettivamente a nessuno, per cui riteniamo importante che si ricreino le condizioni per lavorare unitariamente, evitando che si ripetano altri strappi, su altri temi, in futuro.

Come e da dove ripartire sono le domande a cui la Comunità socialista cremasca, con questa nota, Ti porta a conoscenza, riassuntivamente e volentieri delle proprie proposte.

Riprendendo precedenti considerazioni, noi pensiamo che nel contesto esistente, un ruolo importante dovrebbe essere svolte dalle liste civiche, presenti ovunque e generalmente senza alcuna precisa interlocuzione con i partiti, determinanti insieme ai comuni più grandi, nelle scelte principali del territorio.

Il loro peso amministrativo, più che nella ricerca dei patrocini politici, andrebbe speso più con maggiore forza sui temi amministrativi esigendo il rispetto degli obiettivi convenuti nei livelli sovracomunali, non raramente invece disconosciuti, per convenienze specifiche locali.


Previo un loro maggiore coordinamento, i sindaci alla guida delle liste civiche, dovrebbero costituire un fronte comune contro scelte unilaterali incoerenti rispetto ai documenti, ai piani sociali, urbanistici e territoriali, approvati in tutti i Consigli Comunali.


Dovrebbero, non avendo altre possibilità, valorizzare i tanti studi a disposizione del territorio, ampiamente condivisi al momento della loro presentazione, ma anche da più parti, sveltamente accantonati nel tempo.


Tra questi, riteniamo fondamentale riprendere le indicazioni programmatorie del vigente piano territoriale di coordinamento provinciale, oggi in variante per il recepimento della normativa regionale sulla riduzione del consumo di suolo agricolo, e la riqualificazione del suolo degradato.

Possibile che sul mancato decollo dei due piani d’area : quello della città di Crema e quello dell’alto Cremasco, sottoscritti nel primo caso da 18 comuni, e nel secondo da 9, nessuno faccia un minimo di autocritica ?

In questi anni, a sostegno di tali livelli intermedi di pianificazione, non si sono registrati atti o collegamenti specifici, che pure avrebbero potuto ottimizzare le risorse economiche e territoriali, razionalizzare gli interventi infrastrutturali ed insediativi di rilevanza intercomunale, nonché dare un impulso alle gestioni associate dei servizi comunali più impegnativi per le singole comunità.

Da parte dei Comuni più grandi, che avrebbero dovuto essere trainanti in questo senso, abbiamo percepito un interesse altalenante, condizionato non poco dalle rispettive strutture organizzative interne.

La nostra proposta al riguardo mira a sollecitare la rimozione delle resistenze ancora in essere, affinchè si definisca finalmente una accordo quadro tra tutti i comuni aderenti ai rispettivi piani d’area citati, che non dettagli solamente la ripartizione degli oneri per l’esercizio associato delle funzioni, ma anche le possibili risorse derivante dallo sviluppo delle aree individuate nel PGT unitario dei comuni del piano.

La riuscita di questa azione, non potrà che giovare anche a tutte le restanti comunità del territorio, senza il timore di andare anche oltre i confini del Cremasco : verso il lodigiano e verso il trevigliese, con cui già condividiamo diverse situazioni, ed a cui guardare con interesse, qualora si ripresentasse il disegno di aggregare Cremona a Mantova, del tutto inaccettabile per il Cremasco.

L’ultimo studio, denominato Masterplan 3 C, promosso dai soggetti economici e sociali a livello provinciale, fotografa e documenta per l’ennesima volta l’articolazione esistente, nonché le attrazioni oggettive del Cremasco verso la metropoli milanese, cosi come quelle del casalasco verso il mantovano.

A tali inconfutabili situazioni, rispetto ai rituali e vuoti appelli all’unità del territorio, oggi servono fatti riequilibrativi concreti e soprattutto, una proposta politico amministrativa nuova e partecipata il più possibile.

Per questo scopo, la Comunità socialista cremasca, Ti propone di estendere ai Sindaci la valutazione di procedere alla formalizzazione di una Conferenza programmatica del Circondario cremasco, almeno annuale, ove gli Enti Locali, il mondo produttivo, quello politico e sindacale, quello associativo e scolastico, possano costruttivamente confrontarsi per la elaborazione di rinnovato progetto territoriale di lungo respiro e di qualità.


Non ci nascondiamo le visioni oggi differenti tra i soggetti richiamati, ma nell’interesse generale dei cremaschi, pensiamo che l’ambito sopra indicato, possa essere la sede più idonea per il monitoraggio dei principali dati economici e sociali del territorio, nonché per maturare qualche revisione negli reciproci orientamenti, affinchè tendenzialmente convergano. 


Grazie e buon lavoro.


Virginio Venturelli (Per la Comunità socialista cremasca)


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