La riflessione di don Natale Grassi Scalvini

Cremasco, 12 settembre2021

24a Domenica ordinaria anno B

La Parola: Is 50,5-9 Sal 114 Giac 2,14-18 Mc 8,27-35:

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: "La gente, chi dice che io sia?". Ed essi gli risposero: "Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti". Ed egli domandava loro: "Ma voi, chi dite che io sia?". Pietro gli rispose: "Tu sei il Cristo". E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: "Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini". Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà".


Questa Domenica in parrocchia abbiamo la celebrazione della S. Cresima per circa trenta ragazzi. Anche se la liturgia permetterebbe di scegliere brani della parola di Dio adatti all’evento, il Vescovo, molto opportunamente, secondo me, mantiene le letture della domenica ordinaria e specialmente il brano del Vangelo di Marco che propone certamente spunti di riflessione e di impegno davvero importanti e speciali per i ragazzi e per i loro genitori. Già la domanda iniziale basterebbe per far pensare i ragazzi e soprattutto i loro genitori sulla motivazione profonda che li spinge a chiedere al vescovo il dono dello Spirito Santo, un dono promesso da Gesù a tutti quelli che credono in lui, e quindi una occasione seria per chiedersi chi davvero sia il signore Gesù per ciascuno di noi. Non credo proprio che nelle nostre celebrazioni si possa arrivare a situazioni estreme come recentemente è accaduto in una parrocchia italiana, e ripeto, italiana, e non in Afghanistan in mezzo ai sanguinari e terribili terroristi, quando un nonno partecipa alla prima comunione portando in tasca un'arma e la usa anche per far valere i propri presunti diritti, ma molto più semplicemente un certo atteggiamento superficiale verso il sacramento dettato più dalla tradizione che dalla fede in Gesù è sempre in agguato anche nelle nostre chiese. La richiesta del Maestro si prendere ciascuno la propria croce per poterlo seguire davvero non ci trova certo entusiasti e pronti tranquillamente al sacrificio. Certo il desidero di avere la vita e di mantenerla per l’eternità ci attira ma quanto siamo disposti a dare la vita per gli altri, consumarla per il vangelo e la testimonianza cristiana. Ci siamo impegnati molto da più di un anno nel seguire regole e comportamenti ritenuti adatti per conservare la nostra vita fisica, la nostra salute minacciata dal virus, ma abbiamo cercato uno scopo più alto e significativo per tutto questo impegno o è stato semplicemente un impegno egoistico interessato alla sola salute fisica. L’invito del Signore è chiaro. Dobbiamo certo preoccuparci di salvaguardare la nostra salute e la nostra vita fisica ma per poter poi servircene per fare del bene, per costruire rapporti di amore e servizio verso gli altri, non accontentandoci di evitare contagi , ma cercando sempre di compiere opere d’amore e sostegno ai tanti che hanno ancora più bisogno in questo periodo. La vita è veramente guadagnata non solo quando la preserviamo dalla malattia ma quando riusciamo ad offrila al Signore seguendo e praticando quotidianamente il suo comanda- mento dell’amore verso tutti.


(Sul mio canale youtube trovate il video della riflessione: https://youtu.be/KpYXMcjKrRs )


Nella foto, don Natale Grassi Scalvini, autore della riflessione


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